venerdì 7 giugno 2019

L'Angolo del Rockpoeta®: "Beata Gioventù"

BEATA GIOVENTÙ

26 Aprile 1986 ore 1.22
Fiore all'occhiello della nostra nazione
Paese ricco di giovani
Palestre
Scuole e strutture all'avanguardia
Vita serena.

26 Aprile 1986 ore 1.23
La fine del mondo
Orrore radioattivo
Morte, malattie
Tutto finisce 
Tutto si annulla.

Desolazione da fall out
Chernobyl si scrive
Apocalisse si legge.

Evacuazione
Abbandono,
Paesaggi radioattivi
Creano mostri 
Fanno ammalare uomini, animali e piante.

Passano gli anni
Ben trenta
Torno a vedere quei luoghi
Per ricordare
Per capire.

Pareti scrostate
Piante che ricoprono costruzioni abbandonate
Distrutte
Rovinate
Macchiate da livelli di radiazione senza precedenti

Avevo 4 anni quel giorno
Ora sono 37
E da tre sono ammalato di tumore

Nel tempo ho perso tutti i miei amici
Divorati dalle radiazioni 
E da cellule del loro corpo avvelenate.

Mio fratello di anni ne aveva 27
Ginnasta bravissimo
Fisico invidiabile
Ora è cenere

Già dopo cinque anni da quel giorno
Il suo corpo ha iniziato ad essere divorato dentro
Dilaniato sempre più
Fino a sciogliersi come mangiato dall'acido
Quasi come una decomposizione in vita.

Eravamo una cittadina felice
Beata gioventù 
Routine quotidiana da cittadino dell'URSS

Routine a volte odiata
Noi che guardavamo all'Occidente 
Come un desiderio di nuova vita.

Oggi rimpiangiamo quella routine
Oggi che noi sopravvissuti 
Siamo solo corpi in attesa di ammalarsi
E se già contaminati dal tumore radioattivo
In attesa di esaurirci e consumarci del tutto.

Noi
Beata gioventù
Bruciata dall'energia del futuro
E da reattori obsoleti

Decido spesso di sedarmi
Per non sentire il dolore delle metastasi e dei ricordi
Mentre aspetto soltanto il mio momento per avere pace. 

26 Aprile 1986 ore 1.23
Disastro immane
Da cui l'umanità non ha imparato niente.

DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®

27 commenti:

Claudia Turchiarulo ha detto...

Pelle d'oca.
Non posso aggiungere altro.
Sai sempre come scuotere gli animi.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER CLAUDIA grazie di cuore.

digito ergo sum ha detto...

mi inchino, daniele. mi inchino. 33 anni, è già passato un terzo di secolo, incredibile.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER DIGITO: un terzo di secolo eppure gli effetti ci sono e si avvertono ancora. Grazie sei troppo buono.

MikiMoz ha detto...

"Resta
una parte di me
quella più vicina al nulla"
così scriveva e cantava Pelù sulla tragedia.

Io ho ricordi vaghi, della cosa. Ma non potrò mai dimenticare che, alle elementari, si tenne in aula magna una sorta di convegno coi bambini sopravvissuti, ovviamente tutti calvi... :o

Moz-

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER MOZ: un convegno di cui come vedi hai ancora oggi una vivida memoria, perché si è trattato di uno sconvolgimento immane.

Patricia Moll ha detto...

Ricordo eccome! Il senso di incomprensione subito e di annichilimento dopo.
Imparato? Ma cosa vuoi che l0uomo impari! Parlavano poco tempo fa di fare le centrale nucleari in Italia.
Non ha insegnato niente Cjernobyl e neppure Fukushima.
Nemmeno il fatto che il territorio nostro sia sismico

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER PATRICIA: eh già purtroppo le vite umane non sembrano avere particolarmente valore.

Patricia Moll ha detto...

Ne hanno sempre meno Daniele. Le vite umane non danno voti le promesse mai mantenute invece sì.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER PATRICIA MOLL: purtroppo è vero, e soprattutto gli interessi economici sono sopra ogni tutela dell'essere umano, almeno così pare, e così spesso se non sempre accade.

Mariella ha detto...

Ricordo tutto, una tragedia immane.
Ricordo i bimbi che venivano in Italia, ospiti di famiglie che si offrivano nobilmente a questi scambi per dare loro l'opportunità di passare delle estati serene. Conobbi uno di quei bambini, Albert. Veniva ogni estate ospite di una coppia di nostri amici.
Ora è un adulto, si è laureato e vive qui, sta bene. Ma io non dimentico lo sguardo triste che aveva da piccolo, rimane ancora oggi, come un rumore di fondo.
Quella gioventù, quell'errore immenso, avrebbe dovuto insegnarci tutto. E invece, come al solito, siamo cechi, muti e sordi.
Ti abbraccio, grazie per le tue parole, sempre laceranti.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER MARIELLA grazie a te per questa tua intensa testimonianza molto toccante. Una storia per quanto possibile a lieto fine.

Cavaliere oscuro del web ha detto...

Purtroppo l'uomo è un cattivo allievo.
Sereno giorno.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER CAVALIERE diciamo pure pessimo.

MikiMoz ha detto...

Esatto...

Moz-

Semplicemente Donna ha detto...

Incantata dai tuoi versi !

Complimenti scrittore , poeta.

Grazie di essere passato un caro saluto .

Rosy

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER SEMPLICEMENTE DONNA grazie di cuore per le tue bellissime parole e benvenuta in questa agorà

accadebis ha detto...

Chernobyl fu un disastro di cui forse non abbiamo mai preso coscienza sino in fondo. Lì c'è stato l'inferno. Su queste cose ricordo che andai alla marcia a Comiso cntro la centrale. Chilometri di viaggio in treno da Genova, ma ne valeva la pena ed eravamo in tanti, ma proprio tanti.
Un saltuone Amigu de Zena, buona domenica e alla prossima

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER ACCADEBIS: giusto, fu un vero inferno che ancora oggi è presente in quelle aree. Hai fatto una gran bella cosa andando all'epoca a Comiso, si deve sempre far sentire la propria voce.

Laura ha detto...

Credo tu sappia già che ho vissuto a Berlino e ho ancora amiche che vivono là .
Purtroppo , dopo il disastro di Cjernobyl , bambini e ragazzi morivano come mosche .
La splendida figlia di una mia amica è mancata di un tumore al cervello , inoperabile.
Due anni di viaggi e speranze , anche in Svizzera . E' mancata nel fiore della giovinezza.
Ho pianto da sola ,e ho pianto x lei ho pianto con lei . Mi ha detto "Non sono e non sarò
più la stessa".
Bellissimo e profondo post . Oggi si dimentica , speriamo non accada più.
Buona Domenica . Laura

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER LAURA ti ringrazio per la tua importante testimonianza

Gufo a molla ha detto...

Complimenti per la poesia. Ha fatto bene a ricordare una tragedia del genere.
Me lo ricordo bene quel periodo e anche qua non si sapeva se si poteva ancora giocare nei prati e se le coltivazioni negli orti sarebbero state contaminate e se sì per quanto tempo.
Quanto ancora l'uomo devasterò in questo modo sè stesso e il mondo che lo ospita?

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER GUFO A MOLLA Ricordo anch'io i timori riguardo gli alimenti e le coltivazioni. Purtroppo l'uomo sembra non imparare mai la lezione.

Gufo a molla ha detto...

Volevo aggiungere che, parlando di giocare nei prati e di coltivazioni, non volevo mancare di rispetto per chi ha vissuto tragedie immense (anche qui nei commenti si fa riferimento a esse). Era solo il mio ricordo personale di me preadolescente.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER GUFO A MOLLA tranquilla il senso del tuo commento era chiarissimo.

MAX ha detto...

Nel 1986 avevo 15-16 anni e mi ricordo che a scuola ogni pretesto era buono per scioperare e bruciare lezione.
Quella mattina scioperavamo perché la nube radioattiva avanzava...ero molto immaturo.
Ricordo che pensavo più a cosa si mangiava ( l’insalata radioattiva) quegli anni la che alle vittime della contaminazione.
Poi crescendo si matura e le prospettive mentali cambiano e si ampliano le conoscenze .
Poi si pensa pure ad Hiroshima e Nagasaki o all’Unita 731 giapponese ( anche se non li possiamo proprio chiamare incidenti).
Il tassello in comune purtroppo volontariamente o meno è sempre l’uomo e le conseguenze di queste azioni è sempre dolore e morte.
Ciao

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER MAX:io in quell'anno ero diciannovenne e ricordo soprattutto la preoccupazione legata al rischio che quella nube arrivasse in parte anche in Italia. Poi il pensiero a quei morti, una minima parte rispetto a quelli deceduti poi gli anni dopo per l'esposizione alle radiazioni. Hai detto bene, che siano decisioni folli come lanciare l'atomica o disastri non direttamente causati dall'uomo (anche se in quel caso il reattore era vecchissimo e male manutenuto) l'elemento di raccordo ed in comune con questi fatti siamo noi.