mercoledì 28 ottobre 2020

L'Angolo del Rockpoeta®: "L'Ultimo Verso"

 L'ULTIMO VERSO

E chiudete i teatri
Non sia mai che 200 persone distanziate possano creare
Un focolaio immenso
Mentre mezzi pubblici con gente stipata
Quelli no
Non creano pericolo.

Come possiamo farvi capire 
Concetti elementari
Non è chiudendo luoghi da voi considerati meno importanti
Ma al contempo con poca gente
Che si limita il contagio
Bensì è limitando i posti e le situazioni che creano affollamento
Che  si combatte il virus.

Vero, 
Forse lo sapete anche voi
Ma dove li trovate i soldi per aiutare veramente
Docenti
Impiegati
Ristoratori
Agenzie di viaggi

Ed allora ecco 
È meglio chiudere chi ha piccoli ma vitali numeri
Chi una settimana prima ha speso tempo e denaro
Per adeguarsi al vostro nuovo protocollo di sicurezzaa

E poi torniamo a noi
Noi artisti a cui volete chiudere la bocca
Ma noi urleremo ancora più forte
E non ci schioderemo da questo scoglio 
Scomodo per noi ma anche per voi
Scoglio di resistenza

E da ogni piattaforma possibile
Da ogni luogo reale o virtuale accessibile
Vi staremo col fiato sul collo
E non vi lasceremo liberi di agire senza contradditorio

E non pensate di intimidirci
Se necessario 
Reciteremo il nostro ultimo verso
Di una poesia
Di una canzone
Di un monologo teatrale
Anche di fronte al fallo volgare di un carro armato
Di fronte a mitra e manganelli
E grideremo la nostra ultima parola
Con tutto il fiato possibile
Prima del buio.

DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®



lunedì 26 ottobre 2020

L'Angolo del Rockpoeta® : "Each - Land"

 EACH - LAND

Lungo le vie malate di EACH - LAND
Vie divorate dal male misterioso,
Finestre chiuse
Cadaveri sul selciato.

Carri armati
Fanno la ronda
E vista la loro mole
Echeggiare enorme nelle piccole strade del centro
Quasi verrebbe da sorridere
Se non fosse che i loro cingoli
Ci richiamano alla realtà
Una realtà pesante.

E la notte squama
Il giorno brucia
Il mondo muore
Il tuo fiore appassisce
E la vita non ha più senso
Senza la vita stessa.

Plastica nelle gole
Bitume nei cuori
E per terra la mia lettera d'addio
Che solo l'asfalto del marciapiede potrà leggere.

Mondo infettato
Rincorriamo una soluzione tardiva
E le nostre narici stanche
Assuefatte all'orrore
Non colgono più il decomporsi della vita

E privi di olfatto
Non sappiamo più riconoscere nenche il sapore ed i profumi
Della vita precedente
Caotica
Sbagliata
A suo modo anch'essa malata
Ma anche piena di meraviglie da scoprire
Che ora non vedremo più

E la notte squama
Il giorno brucia
Il mondo muore
Il tuo fiore appassisce
E la mia vita non ha più senso
Senza la vita stessa.

Una società dai valori capovolti
Ha lasciato via libera
Ad un mondo avvilito e spaventato
Spazzato via da se stesso

Odi amore il mio lancinante pianto di rabbia e paura?
Non so se questa volta la storia avrà un lieto fine
Se la minaccia virale troverà la morte
O se ci diranno di abituarci al coprifuoco
Ai cingolati per le strade e dentro le nostre case.

E se fosse così
La realtà prenderà una piega più drammatica
Ma dovremo farlo
Dovrò farlo
Uscire per strada
A mani nude
E con in mano una lattina vuota
Affrontare quei bisonti di latta
Scagliarsi con il cuore contro l'impossibile
Come eterni Davide
Augurandoci che la nostra fionda
Sia altrettanto audace e fortunata

E la notte squama
Il giorno brucia
Il mondo muore
Il tuo fiore appassisce
E la mia vita non ha più senso
Senza la vita stessa.

E mi domando se ci sarà una nuova alba
E chiudo le mie palpebre stanche una volta ancora
Sognando i tuoi occhi
E la notte brucia nel mio petto
Il giorno squama nella mia testa
Il mondo schiuma rabbia prima di accasciarsi senza speranza
Ed il mio sacrificio in ogni caso non sarà stato vano
Perchè se il tuo fiore appassisce
La mia vita non ha più senso
Senza la vita stessa
Senza te. 

DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®

venerdì 23 ottobre 2020

L'Angolo del Rockpoeta®: "Il Canguro"

Ispirata anch'essa da Marcaval alias Marco Cavallini, la foto è postata sotto la poesia. Grazie Marco per avermi concesso di postarla e per l'ispirazione che mi hai suscitato.   

IL CANGURO

È un canguro
Ma non salta

È come un canguro
Ma ti avvicini e noti profonde differenze

È una copia del canguro vero
È stato costruito
È meccanico
Ma nonostante ciò
Non salta.

Espressione vitrea ed immobile
Non può emulare
L'espressività della vita
Nello sguardo di un canguro in carne ed ossa.

È un canguro
Ma non può riprodursi
Per farlo dipende dall'uomo
Che realizzi in serie
Volendolo
Altri esemplari analoghi
Anzi perfettamente identici
Al prototipo originale.

È un canguro
Ma non "parla"
Non emette alcun suono

È un canguro
Ma non salta
E non muove alcun muscolo
Ed anche se potesse farlo
Sarebbe un movimento innaturale
Meccanico appunto.

È un canguro
Ma non piange
Al contrario dell'originale
Minacciato dal fuoco che divampa
E che aggredisce il suo habitat

È un canguro
Ma non vive
È nato per mano dell'uomo
Ed è come un esemplare morto
Inespressivo

È un canguro
Un canguro meccanico
Prototipo inquietante di un prossimo futuro.


DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®



 
FOTO DI MARCO CAVALLINI


mercoledì 21 ottobre 2020

L'Angolo del Rockpoeta®: "Dubbio Amletico" e "Il Velo Bianco"

Due poesie accomunate dal fatto di essere state scritte prima dell'ultimo DPCM (la seconda soprattutto a ridosso del DPCM del 18 ottobre). Ciononostante sono poesie per nulla superate da quel DPCM di domenica sera perchè tutti i dubbi, o almeno molti, della prima, sono dubbi che restano senza risposta e che vi vogliono inoltre dire "Non diamo per scontato mulla, soprattutto quello che ti dicono le fonti ufficiali e pensa con la tua testa" e nella seconda i principi espressi sono universali e applicabili a qualunque circostanza in cui la libertà di un popolo sia seriamente minacciata, compresa quella attuale, perchè se per adesso sembra esserci una tregua, mai abbassare la guardia,..  

DUBBIO AMLETICO

Tu prendi un bimbo piccolo
Piccolo come sarai stato anche tu
 
Questo bimbo entra in una stanza
Stanza dove i genitori non vogliono che vada
Perchè si può fare male
Perchè potrebbe rompere cose preziose
Per mille svariate ragioni
 
I genitori prima lo recuperano
Poi gli dicono che non deve entrare
Perchè dentro c'è l'uomo nero o il babau come preferite
Ed il bimbo non entrerà più per paura
Nonostante non ci sia nessuna minaccia in quella stanza
E nonostante lui stesso lo sappia essendoci entrato
Anche solo per pochi attimi.
 
Eppure
Quella immagine di orrore e paura
Resta impressa nel suo cervello
E diventa predominante
Rispetto alla verità
 
Questo comportamento del cervello
Lo si può scatenare anche negli adulti
Sia pure attraverso schemi ed azioni meno elementari rispetto a quelle
Utilizzate sul bimbo.
 
Ed allora se il coronavirus non ci fosse?
Se credessimo di aver scorto qualcosa
Ma sapessimo in cuor nostro che non è così mortale
E l'immagine che ci siamo costruiti prevalesse su tutto?
 
Per me il virus esiste
Messo volontariamente o perduto per strada ma c'è e può far male
Però questo ragionamento deve comunque farci riflettere
 
E come tanti Amleto
Ci potremmo ugualmente porre delle domande anche sulla veridicità di questo assunto
Domandarci, sia pure solo per scrupolo, se il virus esiste o è una costruzione immaginaria
Realizzata ad arte per sottometterci.
 
Esserci o non esserci
Questo è il problema
 
O ancora
Ritenendone reale l'esistenza
Ci dovremmo però chiedere, come anch'io mi chiedo,
Ci marciano o non ci marciano?
 
Si avvalgono cioè della nostra reale paura (figlia di una concreta minaccia)
Per amplificarla e trasformarla in cieco terrore
Per sperimentare così prove tecniche di sacrificio di libertà fondamentali
O sono davvero in totale buona fede?
 
Ed allora come tanti Amleto
Il vero dilemma che dovremmo porci è se
Essere pensanti o essere spaventati
Essere lucidi o essere irrazionali e credere a tutto
 
E come un vecchio saggio
Sedersi lungo la riva del fiume
Aspettando che la notte porti consiglio
Tra una sirena e l'altra di ambulanze inquietanti
Che non sappiamo quale tipo di patologia stiano davvero trasportando
 
E se al primo dubbio
Risponderemo comunque affermativamente
Sostenendo convinti l'esistenza di questo virus
Non volendo credere all'assunto del babau
Non volendo per timore neanche provare ad aprire quella porta
Restano però le altre domande che devono continuare a ronzarci nella testa
E che non devono essere cancellate dall'ululato inquietante
Di tante sirene che sfrecciano a vele spiegate notte e giorno
Perchè se è vero che il virus esiste
È vero altresì che molte regole imposteci sono quantomeno illogiche
Prima ancora che liberticide
A detta degli stessi virologi che tutti noi seguiamo appassionatamente.
 
E per un'ultima volta
Come un disciplinato Amleto
Domandiamoci sempre se stiamo facendo prevalere la paura
Alla razionalità
E domandiamoci sempre
Come un mantra
Non se è meglio essere soggetti pensanti invece che impauriti
Ma se dopo ogni notizia che ci giunge
Dopo ogni dato che ci forniscono
Restiamo esseri pensanti e lucidi o invece perdiamo la ragione
Cadendo nella trappola primitiva di un terrore sfrenato ed incontrollabile
 
Essere calmi sia pure con la giusta paura
O essere in preda al panico
Questo è il vero problema
 
Non so cosa risponderebbe Amleto
Io sceglierò sempre di non cadere mai in preda al panico.  
 
DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®     

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IL VELO BIANCO  
 
Non parlate ora
Non esponetevi
Non è necessario adesso
Non è essenziale.
 
Verrà il momento del richiamo delle strade
Dell'invocazione delle Piazze
E sarà allora che dovrete rispondere
Allora dovrete uscire dalle vostre tane
Per rivendicare salute e libertà
Per pretendere di avere entrambe.
 
Riappropriarsi delle città
Ma essendo ben consci del contagio
Forzandoci a celare la nostra stanchezza
Coperta da un velo bianco
Lasciando solo i nostri occhi
Come unici testimoni del nostro logorio.
 
Vogliamo il nostro passato
Contatti umani
Mugugno di piazza
Ballare
Respirare cultura
O solo passeggiare
Assorti nei nostri pensieri
Sorridendo al nulla
Per nulla
Piangendo per un dolore
Mostrando la nostra faccia
Respirando la vita.
 
Ed allora non parlate adesso
Restate pure nell'ombra
Come un corpo speciale
Mimetizzati tra la gente
Ma pronti a far sentire la vostra voce
Per segnalare un disagio diffuso .
Pronti a tutto per difendere la propria vita
Ed il sacrosanto diritto a viverla pienamente 
 
DANIELE VERZETTI ROCKPOETA® 

lunedì 19 ottobre 2020

L'Angolo del Rockpoeta®: "Analogie"

ANALOGIE

Beirut
La guardo in tv e mi sembra familiare
Ha un che di già visto
Un sapore magico di immagini conosciute

Beirut
Panorama sul porto
E sul suo mare
Sguardo d'insieme
E comprendo.

Beirut come Genova
La mia città dall'alto
Il bigo
L'acquario
Il porto

Beirut
La osservi
E sembra una perfetta riproduzione
Anche se non ci sono nè l'acquario nè il bigo
Ma ci sono gli odori ed i colori
Che ogni porto racchiude tra le sue banchine
E che protegge gelosamente dentro i suoi ambiti
Come pietre preziose all'interno di uno scrigno.

Poi quel giorno
4 agosto 2020
Ed è l'inferno
Il porto brucia
Esplosioni lo dilaniano
Boati incandescenti martirizzano il cuore di Beirut.

Racconti di vita
Testimonianze raccontano la paura
Quello sguardo tipico del sopravvissuto

Storie di donne
Mamme
Famiglie
Scampate all'orrore
Orrore di un'esplosione capace
Di raggiungere vetri di finestre di case vicine
E di travolgere parte dell'ospedale.

Il tuo volto
Beirut
Sanguina e canta
Il mio ti segue e va a tempo con il tuo cuore pulsante
E la mia città
Ti cinge a sè con le braccia del bigo
E ti sorride col sole del suo tramonto.

Beirut e Genova
Apparentemente così diverse
Ma in realtà assolutamente simili

Due porti di mare
Due anime che si annusano e si comprendono
Due battiti un unico linguaggio
Quello della curiosità della scoperta
E dell'amore per la conoscenza

Beirut
Città ferita
Che le luci delle banchine di San Giorgio
Possano darti speranza
E forza per sognare ancora.
 
DANIELE VERZETTI ROCKPOETA® 

venerdì 16 ottobre 2020

L'Angolo del Rockpoeta® : "In Attesa"

Ispirata alla foto sottostante del fotografo e blogger che tutti noi conosciamo ossia Marco Cavallini alias Marcaval. Grazie Marco per avermi concesso di postare qui la tua splendida foto.

IN ATTESA

In attesa
In attesa che questo incubo finisca
In attesa che questa moria abbia termine
In attesa che questo soffocamento dei diritti si concluda
E possa non cristallizzarsi
In attesa di tutto questo
Sono diventato cenere
E mi sono docilmente mischiato con le foglie e la polvere
Adagiandomi su quella poltrona di velluto rosso
Non avendo alcun rimpianto
Avendo lottato fino alla fine contro i mali del mondo.


DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®  

 

 FOTO DI MARCO CAVALLINI

  

mercoledì 14 ottobre 2020

L'Angolo del Rockpoeta® : "In Nome Mio E Non In Nome Di Dio"

 IN NOME MIO E NON IN NOME DI DIO
 
Resto incinta
Parliamo di tre anni fa
Avevo 24 anni
Non potevo tenerlo
E le ragioni erano e sono solo mie
Mie e del tutto personali
 
Mi rivolgo al mio ospedale
Quello a me più vicino
Peraltro un ottimo ospedale
Possiamo tranqullamente ritenerlo
Una piccola perla
Una imponente eccezione alla regola nella sanità pubblica.
 
Non dovrebbero sorgere problemi
Ma quando parlo con il ginecologo del reparto
Mi sento dire
Che non può farlo
Che non può uccidere una creatura di Dio
Mi sento rispondere che lui è un obiettore e quindi non potrebbe operarmi
 
Mi rivolgo ad altri che sono all'interno dello stesso reparto
Ma la musica non cambia
Eppure la legge mi pare preveda
La necessaria presenza di almeno un ginecologo non obiettore
Dentro al reparto
 
In concreto
Qualunque cosa stabilisca la legge
Qui, in questo reparto,
Erano comunque tutti obiettori.
 
Passo ad un altro ospedale della mia città
Mi reco nel reparto di ginecologia
Ma anche qui
Con mio profondo stupore
Sono tutti obiettori
O quasi...
 
Sto per andarmene
Quando mi si avvicina il primario del reparto,
Ora siamo da soli
Quindi può parlarmi più tranquillamente
Può entrare più in confidenza con la sottoscritta.
 
Ed ecco che si scopre
Che in ospedale dove di fatto
Gli danno
A sentir lui
Uno stipendio da fame
È un convinto obiettore
Ma
Se andassi presso la sua clinica
In zona Monte Mario
Allora tutto sarebbe diverso
In quella struttura lui si trasforma
Lì dentro non è più un obiettore
Lì pratica interruzioni volontarie di gravidanza.
 
Eh... Guardate quali miracoli possono compiere poco più di 1300 euro

Io sono confusa
Una parte di me è ovviamente disgustata e furiosa
L'altra è più pragmatica
E con quest'ultima rifletto sul fatto
Che potrebbe essere difficile
Trovare perfino nella mia regione
Un ospedale pubblico dove poter abortire
Vista l'aria da inquisizione ed un vento di restaurazione
Che ti sferzano l'anima
Facendoti arrivare tutto il gelo di questo ritorno al Medioevo.
 
Prevalgono dignità e rabbia
E decido di proseguire il tour
Fra le ridenti strutture ospedaliere del Lazio
Ma mi rendo presto conto
Che se voglio interrompere la gravidanza
Passando per il settore pubblico
Devo andare in Lombardia.
 
Tanto vale
Accettare il bieco ricatto
E recarmi privatamente da quel farabutto
Anche se per me 1300 euro sono una cifra...

È ora che le cose cambino
Basta obiettori che
Accampando la scusa che vogliono salvare ogni vita
Cercano di impedirti di abortire
Basta obiettori che di fatto si rifiutano di applicare la legge,
E basta obiettori bugiardi e tali solo nel pubblico
Mentre a pagamento
Nella loro carina ed elegante clinica privata
Il loro principio sempre a favore della vita
Di colpo svanisce
Annebbiato e soffocato
Dal fruscio delle banconote.
 
Bieco ricatto accettato
Ma sto a pezzi
Sì a pezzi
Anche perchè abortire non è una passeggiata
Non è una scelta che una donna fa a cuor leggero
Come se dovesse scegliere tra un vestito di un colore ed uno di un altro
È una decisione profondamente ponderata e sofferta
 
E ferita nell'animo
Umiliata come donna
Interrompo la gravidanza
 
Conclusasi questa ulteriore amara esperienza
Prendo una decisione radicale
Firmo per quel lavoro che in un primo momento
Non ero propensa ad accettare
E senza legami
Senza alcun senso di colpa
E nemmeno con una goccia di dispiacere
Prendo il primo aereo per Lisbona
Dove mi aspettano
Una casa messa a disposizione dalla mia nuova azienda
Il mio nuovo e molto più stimolante lavoro
Ed una sanità sintonizzata sul nostro tempo
E non sul Medioevo.
 
E così ho lasciato per sempre
Questo vostro Paese
Senza neanche sentire la necessità di dirgli "Addio"
Senza alcun velo di tristezza
E soprattutto senza rimpianti.
 
DANIELE VERZETTI ROCKPOETA® 

lunedì 12 ottobre 2020

L'Angolo del Rockpoeta® : "Lo Gnu"

LO GNU
 
Uno gnu mi venne in sogno
O almeno così ho pensato;
Un'immagine particolare
Eravamo dentro un rifugio
E lui era da solo:
Inspiegabile perchè gli gnu vivono in branco
E senza avere una tana particolare.
 
Ma lui era lì
Di fronte a me
Impossibile negarlo
 
Fuori dal rifugio
Giunge sulla mia pelle uno strano calore
Come quello di una sauna all'aperto
E vedo una strana nebbia
Quasi vapore.
 
Tutto così irreale
Ma al contempo così fortemente vero
Ed avvertito fino in fondo dai miei sensi.
 
"Pigrizia, ignavia, avidità e stoltezza
Queste sono le vostre colpe che ricadono poi su di noi
E sull'ambiente terrestre che sta morendo
È il momento che le cose cambino
O saremo noi a provocare la vostra estinzione per primi
Noi siamo gli Gnu e siamo a capo del regno animale e vegetale"
 
Uno gnu che parla
Un sogno, questa era la prova evidente
Rimasi imbambolato
Provai ad abbozzare una risposta sensata
E soprattutto affermativa e rassicurante
 
Resto stordito
Mi sveglio
O forse riprendo solo conoscenza
Lo Gnu è ancora davanti a me
Le mie narici percepiscono quel vapore
I miei occhi vedono fuori quella strana nebbia
Faccio per uscire ma lo gnu mi ferma:
"Troppo tardi, non esistete più
Noi abbiamo provato ad avvertirvi
A salvarvi ma nè tu nè tutti quelli più sensibili alla causa
Siete riusciti a cambiare le cose
Ed ora sono qui per confermarti che il vostro tempo è scaduto"
 
Io non capisco
Sono sgomento
Tutto questo è accaduto nello spazio temporale di pochi minuti?
 
Mi sveglio
Cammino verso la mia finestra chiusa
Niente più gnu e neanche il suo rifugio
 
Allora sognavo
Tiro le tende e guardo fuori:
Nebbia fitta
Come vapore
Deserto
Animali che si muovono sui resti della città
Uomini nessuno
E sullo sfondo uno gnu
 
Lo osservo
Mi riconosce
E capisco perchè sono rimasto l'unico:
Ho il macabro compito di testimoniare
Quanto accaduto con le mie parole
E lasciarle ai posteri
Sì perchè guardo meglio
E vedo una civiltà nuova:
Umanoidi
Fisicamente più simili alle macchine
Ma internamente con più anima e buonsenso
Di quanto ne abbiamo dimostrato noi
Noi che per colpa nostra
Abbiamo perso tutto
Compresi noi stessi
 
Tutto tranne la nostra anima
Quella l'avevamo perduta per causa nostra 
Già molto tempo prima che questo incubo diventasse realtà

DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®