mercoledì 18 dicembre 2019

L'Angolo del Rockpoeta®: "La Gru"

LA GRU

Un urlo dal cielo
Ma non riesce ad avvisare in tempo,
Un tonfo sull'asfalto
Travolge una vita.

La Gru ha perso il carico
I materiali sono caduti a terra

La Gru è ferma adesso
Nessuno che la fa lavorare
Lui invece è a terra
Immobile
I suoi amici intorno a lui

Volti pallidi 
Sconvolti
Lacrime di disperazione e rabbia.

Osservando la scena 
Si nota subito come
Le funi di sollevamento abbiano ceduto
E Marco sia stato travolto dai materiali precipitati al suolo.

Disgrazia?
Probabile
Ma se le funi di sollevamento non fossero state usurate
E si fossero cambiate il mese scorso 
Forse la Gru ora sarebbe ancora in piedi
Con Marco a guidarla ed indirizzarla. 

Era scaduto il trimestre
E le funi dovevano essere controllate da un ispettore qualificato
Ma il capo non ne volle sapere
Per lui erano perfette così 
E non voleva spendere soldi
Per il loro controllo 
Ed eventualmente per il cambio delle stesse.

Ed allora ogni volta che uno di noi
Doveva salire su quella gru 
Era un momento difficile

Era come giocare alla roulette russa
Con la vita dei tuoi compagni

Una gru mortalmente pericolosa
Ed uno di noi a turno a salirci
Nella drammatica speranza che non toccasse a te
Che non fossi tu quello che "causava l'incidente"
Che non fossi tu a sentirti in colpa
Se un tuo amico e collega moriva
Che non fossi tu a piangere per aver ucciso Marco
Anche se non è davvero colpa tua. 

Il destino ha scelto Marco
Ma questo destino lo si poteva cambiare
Sostituendo quelle maledette funi.

Un urlo lanciato invano dal cielo
Un tonfo sull'asfalto
Una vita spezzata
Proprio come quelle funi 
E come il nostro cuore.

DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®

54 commenti:

Gus O. ha detto...

Da una poesia non si può scorgere il mondo se non per frammenti rattoppati dagli occhi di un altro, il lettore di poesia deve essere umile ,non si deve aspettare niente, non deve cercare né verità né insegnamento, né illuminazione, né spiegazione del mondo, deve solo farsi prestare per un istante gli occhi di un altro stupendosi per la coincidenza identica del vedere insieme, nel vedere stupendosi ancora di più nel vedere il mai visto.
In questa poesia la rottura di una fune usurata fa precipitare nel vuoto un operaio che muore schiantandosi al suolo. Un 2019 da record. In Italia ci sono già state 621 morti bianche.
Ma se il poeta dà a questa fune usurata un valore di metafora, un qualcosa che sostiene la vita di un uomo, il lettore come può comprenderlo?

digito ergo sum ha detto...

dio gioca a dadi, ci si diverte (e bara pure)

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER GUS nessuna metafora se non il prendere a pretesto questo tipo di morte sul lavoro per denunciare la profonda ed ancora radicata esistenza del problema delle morti sul lavoro, problema che ancora è grave come tu stesso hai scritto anche se i media non ne parlano. Io con i miei versi faccio principalmente denuncia sociale e voglio portare il mio lettore dentro il mondo di cui parlo e che denuncio mettendo alla fine in risalto spesso la cattiveria e l'ipocrisia dell'animo umano... perché da una poesia si può scorgere il mondo

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER DIGITO in questo caso se l'uomo avesse voluto cambiare quelle funi Dio non avrebbe potuto giocare con la vita di nessuno almeno non così facilmente

Gus O. ha detto...

Dio o c'è o non c'è. Se non esiste non può avere colpe, se esiste è Mistero imperscrutabile, certamente la sua volontà non è alla nostra portata. Per i cristiani Cristo ha vinto la morte e chi crede in Lui vivrà in eterno.

MAX ha detto...

Mi sa che Gus ha frainteso...non cambia molto ma mi par di capire che descrivi una morte sul lavoro dovuta a delle corde usurate di una gru che non sono state cambiante per negligenza e han provocato con il loro carico non più in sicurezza la morte di un operaio.
Come per negligenza son morti in tutt’altro ambito le vittime del ponte di Genova e chissà quante altre morti succedono per quella negligenza.
Di chi dovrebbe vigilare e se ne frega.
Complimenti per i versi sempre molto belli.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER GUS: io parlo di destino ma in realtà qui il destino non esiste, esiste solo una negligenza anzi un comportamento doloso del principale per cui l'incidente mortale era praticamente scritto, rimaneva da vedere, e solo qui ci sta la sorte, a chi sarebbe toccato quella morte. Ha ragione Max nel commento sotto il tuo tratto solo di una morte sul lavoro e non c'è nulla di spirituale o religioso nel contenuto. Forse qualcosa del genere potrai trovare con l'anno nuovo in una poesia che posterò qui sul blog. Il destino può essere qualcosa di non chiaro per noi ma non per forza legato a Dio o ad un dio, non per quanto mi riguarda almeno.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER MAX: infatti hai centrato il punto, come Gus del resto solo che poi lui ci legge un qualcosa in più che non c'è in questo caso.

°°valeria°° ha detto...

Tragica morte quella di Marco. Dolore più soffocante perchè è accaduto mentre lavorava.
Ciao Valeria

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER VALERIA: ancora più tragica perché era evitabilissima.

Neutrina ha detto...

Come tutte le disgrazie c'è l'incurua umana. Il menefreghismo.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER NEUTRINA: più il menefreghismo dell'incuria in questo caso, ed in tanti altri analoghi.

Gus O. ha detto...

Daniele, io parlo della poesia in genere. Quello che noi spesso dimentichiamo è che la poesia nacque come epica, per semplificare possiamo chiamarla la poesia delle gesta ed aveva una particolare funzione ,doveva svolgere una funzione educativa, doveva comunicare ed esprimere. Era inammissibile una poesia non utile, non direttamente produttiva di qualcosa e per produzione intendo proprio la produzione di senso. Questo problema nasce già con i lirici greci che però pur sovvertendo in parte i canoni tradizionali e dando luogo alla poesia dei sentimenti continuano a percorrere la strada dell’utilità. Sono i lirici latini che presentano la seconda cesura, la poesia lirica si distacca definitivamente da quella epica non solo per i temi ma anche perché abbandona ogni scopo comunicativo o finalistico. Da quel momento in poi irrompe tutto e si perde il patto (che era stato sotteso nella poesia epica) e rimane un nuovo modo di fare poesia . Il poeta non deve indagare né verità , né deve darci una interpretazione di verità , non deve essere sottomesso all'oggetto, non deve più parlare della morte (oggetto) per renderla fatto universale. Deve accovacciarsi come meglio crede sull'oggetto, il poeta copre l'oggetto non lo scopre qui che la soggettività diventa prevalente, aperta la poesia al lirismo e liberato il poeta da ogni condizione di finalismo comunicativo è ovvio che il soggetto diventa oggetto della poesia. Non è più la morte che viene raccontata ma è il poeta che è e sente morte ad essere oggetto della poesia. Ecco perché non riuscirà con molta difficoltà a trovare qualcosa che risponda al suo canone.
In questa assenza di patto però non possiamo vedere solo una perdita, a mio parere c'è anche una conquista appare sul palcoscenico umano la possibilità di infinite verità soggettive tessere non più quadri, pezzi isolati non più affreschi unitari, ma il loro valore rimane comunque straordinario perché ci permette di vedere e di rintracciare l’umanità attraverso dei frammenti infinitesimali spesso diversi per canone e per scelta linguistica che non ci raccontano più la morte ma le mille morti. Da una poesia non si può scorgere il mondo se non per frammenti rattoppati da gli occhi degli altri, il lettore di poesia deve essere umile ,non si deve aspettare niente, non deve cercare né verità né insegnamento, né illuminazione, né spiegazione del mondo, deve solo farsi prestare per un istante gli occhi di un altro stupendosi per la coincidenza identica del vedere insieme, nel vedere stupendosi ancora di più nel vedere il mai visto.
Il codicillo della metafora è solo una possibile chiave di lettura.
Scusami per il mio sconfinamento.


Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER GUS: nessun problema per il tuo presunto sconfinamento :-))). Credo di aver compreso quanto scrivi solo che per me, molto più prosaicamente, la poesia è denuncia sociale, è comunicare un messaggio. Poi si può parlare d'amore, di concetti universali, di un vaso, perché la libertà d'espressione è assoluta ma io credo che l'arte, soprattutto oggi, e la poesia ovviamente è una forma d'arte, deve occuparsi della realtà del mondo e parlare della morte come oggetto ovviamente attraverso le emozioni ed il sentire di chi scrive. In sostanza quando mi leggi io cerco di sensibilizzarti (il tu non è solo rivolto a te ma a tutti) su qualcosa che mi ha colpito e che voglio denunciare.

Ariano Geta ha detto...

Aggiungo che spesso a essere usurato è l'uomo: vengono imposti turni di lavoro massacranti (sulla tabella ovviamente risultano solo le ore ordinarie, le straordinarie spariscono) e quando si manovrano certi mezzi meccanici bisogna invece essere lucidi, dopo dieci ore di lavoro non è così semplice restare lucidi...

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER ARIANO: verissimo, quello che affronti tu è un altro aspetto serissimo che porta poi a gravi incidenti spesso anche mortali.

Cavaliere oscuro del web ha detto...

Troppe vittime sui luoghi di lavoro, bisogna fermare questa piaga, ma ci vogliono più diritti.
Saluti a presto.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER CAVALIERE: non solo più diritti, io direi anche leggi, ma pure chi li fa rispettare attraverso controlli adeguati e periodici, ma con intervalli non infiniti tra un controllo e l'altro.

Mirtillo14 ha detto...

Terribile !!! Quante vite spezzate sui luoghi di lavoro !!! Non devono succedere queste cose. Ci deve essere sicurezza, ci devono essere severi controlli. Non si può cercare di risparmiare e giocare con la vita di chi lavora . Anche questa è una piaga perchè le morti bianche,ogni anno, sono tante. Bravo per aver toccato ques'altra triste realtà italiana. Saluti e auguri.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER MIRTILLO: terribile soprattutto perché in molti casi nascono da una comportamento doloso del principale il quale non pone in essere tutte le misure di sicurezza e prevenzione previste dalla legge, intanto chi rischia di morire sono i suoi dipendenti mica lui.

Patricia Moll ha detto...

Il tuo urlo selvaggio è potente e forte ma lo sentono i lettori, i superstiti non quei papdroni che andrebbero messi in galera per eccesso di negligenza e omicidio.
Bravo!!!

Andrea Sacchini ha detto...

Ben venga la poesia utilizzata per fare denuncia sociale. In questo caso per sensibilizzare verso un problema che definire così è puro eufemismo.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER PATRICIA: Se lo sentiamo già noi e questo "noi" si ribella beh saremmo già un bel numero per mettere quei "padroni" in minoranza. Grazie di cuore per il complimento!!!!

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER ANDREA: ti ringrazio profondamente per le tue parole.

Monica G. ha detto...

Argomenti di spessore e sempre attuali i tuoi, inseriti con fluidità in poesia.
Monica.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER MONICA: benvenuta in questa agorà. Grazie di cuore per il tuo bellissimo commento.

Carmine Volpe ha detto...

Le morti bianche sono una vera piaga sociale in Italia, i costi sono una scusa non c'è il rispetto per il lavoro e per il lavoratori, come se lavorare fosse una vergogna.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER CARMINE: oggi sempre più i lavoratori sono schiavi e quindi "cose" da gestire e non esseri umani.Questo sta portando lo sviluppo nel terzo millennio, attenzione sviluppo non progresso.

Claudia Turchiarulo ha detto...

Assurdo morire sul lavoro ancora oggi.
Bene che questi versi aprano ad una riflessione sul tema delle morti bianche.
Troppi operai non tutelati. In Italia e nel mondo.
Bravo!

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER CLAUDIA: assurdo e vergognoso. Grazie per le tue parole

LaDama Bianca ha detto...

E' cruda ma vera.
Mio padre vide morire un suo collega e da quel giorno cambiarono tante cose, in primis la sua gioia di lavorare, che andò via via diradandosi. E poi le notti, che si fecero insonni.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER LA DAMA BIANCA: lo credo, deve essere stata un'esperienza traumatica impossibile da dimenticare. Grazie per la tua testimonianza.

Pia ha detto...

Ciao Daniele.
Leggere il tuo post mi ha rattristato tanto. Morti ovunque ci sono, sia sul lavoro che non. Come quelli sulla strada, per esempio. Gli incidenti aumentano e sembra non esistano regole valide o rispettate. Bella denuncia. Abbraccio.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER PIA: vero, però quelle sul lavoro non sono colpa dei lavoratori ma dei loro capi che spesso e volentieri non hanno intenzione di mettere in sicurezza il luogo di lavoro ed i lavoratori stessi e questo mi fa arrabbiare tantissimo.

Pia ha detto...

Ti dico il mio esatto parere Daniele.
Le regole sono sbagliate. Ecco il motivo per cui non vengono rispettate né controllate. È tutto riposto sulla nostra coscienza che si sa è fallace. Ciao.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER PIA: le regole ci sono e sono corrette a mio parere (vedi legge 626 per esempio) anche se possono non essere ancora sufficienti. Però è chiaro che, come tutte le norme, devono essere rispettate. il problema secondo me non sono le norme sbagliate ma il fatto che gli Ispettori adibiti al controllo delle stesse sono pochissimi e quindi la possibilità di subire un'ispezione ed essere pizzicati è praticamente nulla.

MikiMoz ha detto...

Vittime del lavoro, con la sicurezza che manca sempre.
Purtroppo poi si agisce quando il danno è fatto.

Moz-

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER MOZ: parole sante ed inconfutabili.

Arwen Elfa ha detto...

Purtroppo chissà perchè solo da noi in Italia, non c'è mai abbastanza sicurezza sul lavoro, ci sono leggi che la impongono ma nella realtà le cose non sono mai come dovrebbero. Naturalmente se ne accorgono soltanto quando succede qualche grave indidente e viene ferito o addirittura muore qualcuno. . .
Sempre tardi si rendono conto di quanto dovrebbero sapere bene anche prima.
Un saluto Daniele. Auguri, Buon Natale e serene festivita

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER ARWEN se ne accorgono, fanno un po'di rumore poi tutto va nel dimenticatoio fimo al prossimo incidente...

Voltaire ha detto...

La sicurezza è spesso un optional per i datori di lavoro. A volte viene considerata come un ostacolo alla produttività e una fonte di spesa. Ci vorrebbero controlli frequenti e puntigliosi per evitare questi incidenti. Sanzioni pesantissime x chi trasgredisce alle normative x la sicurezza. Chiaramente anche i lavoratori devono rispettare le
regole perché, anche le loro negligenze, possono essere alla base di tante disgrazie.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER VOLTAIRE: parto dal fondo e ti dico che hai ragione, ovviamente anche lavoratori devono fare la loro parte e rispettare le regole che li riguardano, ma più spesso sono i datori di lavoro a non rispettarle mettemmo a rischio la vita dei loro dipendenti perché come hai giustamente scritto tu, la sicurezza sul lavoro è spesso un optional.

Voltaire ha detto...

Ne so qualcosa e condivido le tue osservazioni. Per aver preteso sicurezza in azienda son stato classificato come rompiscatole e questo, di sicuro è capitato anche ad altri. Se pretendi sicurezza sei considerato un nemico della produttività secondo una logica miope che non riesce a capire che, alla fine, i rischi e gli incidenti, oltre a provocare danni alle persone, possono produrre oneri o costi assai più gravosi rispetto a quel che si spenderebbe x lavorare in sicurezza.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER VOLTAIRE: condivido anch'io le tue osservazioni e ti ringrazio anche per la tua preziosa testimonianza che dimostra come ci si stia allontanando dal rispetto dei più basilari diritti fondamentali, anche a discapito in realtà dello stesso "padrone" che come scrivevi tu, non comprende come un incidente sul lavoro provoca poi costi ed oneri all'impresa molto più gravosi senza contare, se esiste una responsabilità, le conseguenze penali da dover affrontare. Ma oggi oramai parlare di diritti in moltissimi campi è considerato quasi un tema fuori moda quando non perfino un fastidio.

fulvio ha detto...

Ciao Daniele,quando si muore per guadagnarsi il pane le fatalità forse è parte della tragedia,ma come scrivi tu e'sempre l'uomo l'ultimo responsabile o irresponsabile con le sue scelte scellerate,barattare una vita per un cavo d'acciaio.
Un caro saluto.fulvio

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER FULVIO: infatti il punto è che non si baratta mai la vita per nulla tanto meno per un cavo d'acciaio,non si deve morire di lavoro..

Maria D'Asaro ha detto...

Assurde le morti sul lavoro per negligenza, quando l'umanità riesce ad andare e venire viva e vegeta dalla Luna. Tutta colpa del dio profitto. Ottima la tua reiterata e accorata denuncia. Buona giornata.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER MARIA: concordo, assurdo morire sul lavoro, assurdo ed ingiusto. Grazie hai sempre parole bellissime sui miei versi.

Gufo a molla ha detto...

Ma perché chi dovrebbe vigilare non vigila? Anche in casi dove dovrebbe essere lo stato a vigilare, perché non lo fa? Che interessi può avere a non farlo? O è incuria e negligenza?

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER GUFO: incuria, negligenza ma in molti casi, tanti forse la maggioranza degli stessi si tratta "solo" della volontà del datore di lavoro di non spendere denaro per la sicurezza, perché non vuole "perdere" soldi in queste che lui considera" rotture di scatole" che lo danneggiano economicamente e gli distraggono denaro verso lidi diversi dalle sue tasche.

Gufo a molla ha detto...

Sì, ne caso del privato capisco che il ragionamento sia quello del non spendere soldi anche se poi uno sa che arrivano le disgrazie, e come si comporta dopo?
Ma nel caso di cose tipo il ponte di Genova, come si spiega il non controllo oppure il non adottare le misure adeguate?

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER GUFO: anche le Autostrade erano e sono ancora ahimè in mano sotto il profilo gestionale a privati precisamente Atlantia gruppo Benetton. Anche lì per non riparare il ponte il che avrebbe voluto dire chiudere quel tratto di autostrada o limitarlo e quindi meno introiti, hanno ignorato report chiarissimi di pericolo quando non hanno "suggerito" ai controllori di chiudere un occhio e mettere voti più positivi tanto quando siamo all'assurdo solo italiano che i controllori sono cmq una società che fa parte del controllato, sai che garanzie si hanno.

Anonimo ha detto...

mi hai fatto venire i brividi!

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER LA B grazie