Inaugurazione, ieri, del 50° Salone Nautico in quel di Genova. Io non ero presente, tanto non posso acquistare neanche un gozzo quindi che ci vado a fare....
Però, ho sentito un telegiornale locale e devo dire che mai inaugurazione é stata da me più apprezzata e goduta.
Di fatto la città é stata paralizzata da proteste non di partiti ma di persone e gruppi sociali di varia estrazione sociale e lavorativa: dai dipendenti AMT (Azienda Municipalizzata Trasporti, quindi l'equivalente dell'ATAC A roma o ATM a Milano, parliamo cioé degli autisti dei bus ) i quali hanno attutato di fatto un vero e proprio sciopero selvaggio, al SILP (Sindacato dei Poliziotti) fino ad arrivare anche ai probabili e futuri cassaintegrati in deroga del Teatro Carlo Felice (coristi, ecc...).
Proteste serie (tassisti a parte: protestare per l'esistenza della navetta gratis per raggiungere il Salone lo trovo indegno! Secondo loro la gente dovrebbe spendere 15 euro minimo di corsa per arrivare sul posto oltre al non certo economico prezzo del biglietto del Salone!) legate anche alla crisi della Fincantieri (per quest'occasione a Genova, molto infastidito, c'era anche il Ministro dei Trasporti Matteoli) e di tante altre realtà che stanno morendo e di fatto spegnendo e lentamente assopendo in un mortale letargo questa città che altro non é, nel suo insieme, che lo specchio della realtà di tutto il Paese in questo momento.
Vedere bloccata la Sopraelevata (strada "veloce" che dall'uscita di Genova Ovest collega direttamente alla città e termina proprio davanti al Salone Nautico) e paralizzata la città ma senza simboli di partiti (anche se qualche Sindacato c'era quindi non proprio senza bandiere come nello stile del Popolo Viola - anche se su questa realtà ci sarebbe da spendere qualche parola in più magari in un'altra occasione) mi ha in parte rinfrancato.
Ci sono ormai sempre maggiori segnali di stanca che però stanno evolvendosi in voglia di cambiare e di lottare ma non solo per la propria sopravvivenza, bensì, agendo compatti, per dare un segnale, sia pure forse in modo inconsciamente impercettibile, di come da ogni parte si ravvisi la necessità di non affondare e di ricostruire una realtà sociale più equa, sana, giusta e che, come dissi tempo addietro in un mio post, non addossi il rischio d'impresa (sia essa un'azienda privata o lo Stato Italiano) totalmente sui lavoratori e sulla gente comune.
Da una parte, andando in giro per strada, toccando con mano la realtà quella vera, vediamo con i nostri occhi lo specchio di un Paese che muore. Dall'altra, invece, dentro i loro Palazzi, lo specchio deformato di una classe dirigente e politica vuota, inetta, collusa e disinteressata che ha, come unico scopo, quello di sfruttarci e spremerci come limoni fino a quando sarà possibile.
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