mercoledì 18 gennaio 2023

L'Angolo del Rockpoeta®: "Assurda Realtà"

ASSURDA REALTA'

Io non potevo crederci:
Degenerazione sociale devastante
Educazione e Rispetto
Latitanti di lunga data
O forse più probabilmente ormai
Degli autentici desaparecidos
Vittime di genitori sempre più lassisti
E poi quella sensazione a pelle
Di questi teppisti scolastici 
Di godere nei fatti
Di una totale ed assoluta impunità.

Sensazione più che mai reale purtroppo.

Ed ecco a voi
Con le poche eccezioni
Lo stato concreto della scuola italiana.

Però che si arrivasse a tanto
Non l'avrei mai creduto:
Ad inizio e fine lezione
Mi hanno letteralmente sparato
Con una pistola ad aria compressa
Filmato il tutto e pubblicato sui social.

Ho aspettato
Convinta
Che avrei avuto 
Tutti dalla mia parte
Dal Dirigente Scolastico
Ai genitori 
Tutti i genitori
Invece....

Silenzio
Sguardi altrove
Tentativi puerili 
Di ridimensionare e minimizzare l'accaduto.

Tre mesi sono passati
Mi sono stancata 
Di questo omertoso immobilismo 
Ho denunciato l'intera classe
E vedremo quali saranno gli sviluppi!

Per chi non conoscesse il fatto
Potrebbe sembrare una storia inventata
Un caso ipotetico portato all'estremo
Per fornirmi il pretesto di parlare 
Di cosa accade 
In molti Istituti scolastici italiani

Purtroppo però
È un fatto vero
Nulla è stato nemmeno un po' romanzato.

Ecco cosa succede
Ad affossare l'istruzione pubblica
Ecco cosa accade
Ad aver perduto oramai da tempo
Quei confini delimitati 
Dall'educazione e dal rispetto
Verso chiunque
A maggior ragione verso una professoressa.

Se mai avessi fatto io
A quell'età
Non un atto del genere
Ma anche solo mostrato il dito medio all'insegnante
Non avrei nemmeno finito l'anno
Ed i miei non sarebbero stati teneri con me.

Ora invece
Un silenzio imbarazzante:
La vittima
È la colpevole
I colpevoli
Sono innocenti
O al massimo 
Hanno fatto una piccola bravata:
Non vorrete mica sospenderli
O far loro perdere l'anno scolastico
Per così poco?

Qui non si tratta nemmeno più
Di studiare
Comprendere la matematica
Conoscere la storia,
Ma di tornare ad insegnare
Educazione, rispetto e civiltà
Iniziando prima dai loro genitori
Costringendoli ad un corso accelerato
Di questi valori
Affinchè possano poi instillarli ai loro pargoli.

Se tuo figlio
Spara con una pistola ad aria compressa
In orario di lezione
Contro la sua Prof
Filma il tutto e lo pubblica on line
Ci vuole polso e carattere

Niente violenza
Ma tante e serie limitazioni della loro
Piccola indipendenza
A cominciare dal sequestro
Di ogni dispositivo elettronico
Abilitato per navigare in rete
Fino a data da destinarsi.

Ora 
Chiudendo gli occhi per un istante
Immaginando di essere
In una società giusta
Logica
Dotata di buon senso
Potremmo vedere
Questi giovinastri
Puniti in modo severo
Anche dalla legge oltre che dal Preside

Peccato che l'istante sia già trascorso
E gli occhi li si debba riaprire.

Il Preside...
Ecco fra tutto quell'assordante silenzio
Il suo
È stato il più sconcertante:
Come puoi pensare di ottenere
Educazione e rispetto
Dai tuoi studenti
Se questi sanno bene 
Che il Preside non si schiera 
A favore del docente
Ma cincischia 
Perde tempo
Prende tempo!

Come puoi illuderti di ottenere rispetto
Sapendo inoltre che anche a casa
I loro genitori li difenderanno a spada tratta
Non potendo nemmeno escludere a priori
Una standing ovation in onore dei loro pargoletti!

È una società a due facce:
Anarchica e senza regole
O comunque anche se ci sono
Totalmente ignorate
Tra il popolo
E dall'altro una società 
Interamente dominata da figure chiare
Che sono molto coese tra di loro
E vogliono tutto da noi
A cominciare proprio da Noi stessi
Dalle nostre poche menti pensanti
Fino a quella oramai dimenticata
Tranquillità economica

Vogliono renderci schiavi nei bisogni
Primari e voluttuari
Vogliono soggiogarci
Vogliono tutto
Perfino la nostra auto usata.

E per fare questo
Ci vuole caos 
E preordinata anarchia
Nei ceti più bassi

Ed ecco che la scuola
Da crogiuolo di menti in formazione
Diventa area di sfogo collettivo.

Senza educazione e rispetto
Senza sensibilità e cultura
Senza buon senso
La società si "evolve"
In un mondo di violenza e prevaricazione
Ignoranza e disprezzo del prossimo

In una realtà così
Non mi stupirei
Se la volta prossima
Quella pistola 
Avesse proiettili veri.

DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®

lunedì 16 gennaio 2023

L'Angolo del Rockpoeta®: "L'Uomo Con Le Stampelle"

L'UOMO CON LE STAMPELLE

L'uomo con le stampelle 
Sguardo diffidente
Barba incolta
Coltiva immagini fugaci
Di esistenze frettolose

L'uomo con le stampelle
Vive in spazi ricavati
Dentro la stazione metro di Missori
Non ricorda più perchè
Non gli interessa nemmeno ricordarlo.

Dieci anni prima
Era anche lui
An empty eye walking
Un automa con le gambe
Proprio come le vite 
Che osserva quotidianamente
Sfrecciare da sottoterra alla luce
E viceversa.

Era sera tardi
Quattro balordi lo rapinano 
E lo pestano
Gamba amputata
Vita recuperata per miracolo.

Da allora 
Non era più utile
Troppo ingombrante 
Per svolgere il suo lavoro
E poi 
Lui, pubblicitario,
Come poteva attrarre i clienti
Ed essere cool
Con quel "nuovo look" non voluto
Ma ormai in dotazione perenne.

Perde tutto
Ma acquista la vista
Quella vista fino a quel momento
Accecata dal mito del successo
E dallo sbiadito ricordo della Milano da bere 

Vita ingiusta
Società ancora una volta
Solidale a parole
Ma poi non nei fatti 

Oggi se resti indietro
E nemmeno per colpa tua
Sei come un pesce sanguinante
Diventi cibo per squali affamati

Ma la verità
È che oggi il vero squalo
Sei tu
Lo sei diventato a caro prezzo
Ma anche se loro poveretti non lo sanno
Non lo hanno ancora capito
Tu sei il loro predatore
E loro sono solo esistenze inanimate
Facce inespressive
Cuori imbalsamati.

Forse alcuni di loro hanno soldi e cose
Ma quanti di loro invece
Saranno forse solo 
Galoppini al servizio
Di professionisti o imprenditori
Loro sì ricchi 
E benestanti
Anche se pure loro
Automi privi di anima.

È vero 
Tra quelle gambe
Che vanno di fretta 
Consumando senza viverli davvero
Istanti di vita che non torneranno più
Forse ci sono anche quelli 
Che sono in cima alla vetta della piramide
Ma a quale prezzo?

In una società 
Dove l'unica vera legge non scritta
Ma applicata con rigore assoluto
È quella della giungla
Ossia chi è più forte schiaccia il più debole
Anche se sei in alto
Non sei mai tranquillo
Tutti sono pronti a farti cadere dal piedistallo
Per farti precipitare in una voragine senza fine
Dove se sei fortunato
Ti ritroverai a cibarti degli avanzi 
Di quelli dei piani alti

Oppure apri gli occhi
E vivi con regole più sane
Decidi di invertire la rotta
Ti giri
E continui a camminare ostinatamente
Contromano
In direzione opposta a quella 
Di tutti gli altri
Quella stessa direzione 
Che solo fino ad un attimo prima
Era anche la tua. 

DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®

venerdì 13 gennaio 2023

L'Angolo del Rockpoeta®: "L'Arrivo"

L'ARRIVO

In questo luogo di vita e natura
Era un'alba come tante altre 
Rosso fuoco di un sole che stava sorgendo 
Luminoso e potente
Ma nessuno è sveglio
Sono tre giorni che tutti dormono.

Altrove
Era un'alba come tante altre
Color rosso fuoco degli altiforni 
E per questo un'alba 
I cui colori coincidono con il tramonto

L'uno e l'altra attingono dalla stessa
Perversa ed inquinata sorgente
Il loro colore.

Ed anche qui l'umanità continua 
A non destarsi da tre giorni.

Nessuno si sveglia
Letargo a sorpresa
Senza una spiegazione alcuna
Senza nulla di particolarmente cambiato
Se non per un'infiorescenza a racemo
In mezzo ad ogni piazza di ogni luogo.

Probabile che si tratti di un sonno riparatore
Rigeneratore
Catarsi dell'Umanità

Potrebbe trattarsi
Di una mutazione esistenziale
Una nuova creazione
Magari nascendo 
Con maggiore sensibilità e saggezza
Un'autentica sintesi con susseguente metamorfosi.

Siamo alla settima alba
E qualcosa sta succedendo
Alcuni esseri umani
Si stanno svegliando 
Un profondo ed intimo momento collettivo.

Tutto sembra apparentemente
Come prima
Tranne per la presenza di uno striscione 
A circa 100 metri da ciascun essere umano
Su cui campeggia la scritta "ARRIVO"

Uomini, donne e bambini lo notano
E decidono di sprintare 
Al massimo delle loro forze
Per raggiungerlo e tagliare quel traguardo
L'ultimo passaggio, pensano tutti, 
Per la consacrazione della definitiva rinascita

Tutti noi oltrepassiamo quella linea 
Quella sottile cordicella che sancisce l'atto finale
Scoprendo tragicamente
Che quello era proprio il punto d'arrivo dell'Umanità
Il suo ultimo passo prima della sua estinzione

A volte il sottile e differente senso delle parole
Le famigerate sfumature
Fanno una profonda differenza.

L'arrivo non è necessariamente 
Un vero traguardo:
Quest'ultimo è davvero 
Un inno al successo
L'altro invece segnala anche
Un punto di fine corsa
Di conclusione di ogni cosa
L'essere cioè definitivamente giunti
Al capolinea.

E tutti noi eravamo giunti al nostro capolinea
Alla nostra ultima fermata
Senza più alcuna possibilità di ripartire
Di rinascere. 

DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®

mercoledì 11 gennaio 2023

L' Angolo del Rockpoeta®: "Questione Di Ruoli"

Poesia ispirata dal commento di CARLOS - PODI  nella poesia precedente. Lui al termine del suo commento si pone un'ottima domanda e cioè: "Perchè si continua a pensare che tra i due genitori sia più logico e normale pensare che sia la madre a stare a casa a badare ai figli e non lavorarando o lavorarando solo parzialmente, mentre è ancora così difficile per la società attuale immaginare un padre casalingo? " Vi lascio ora alla mia poesia:

QUESTIONE DI RUOLI

Mi chiamo Roberto
Ho 32 anni
Una splendida moglie di nome Lara
Ed una figlia, Sonia, 
Di appena sei mesi.

Mia moglie è Direttrice marketing
Di una multinazionale di abbigliamento
Io ero ragioniere in una piccola impresa
Che ha chiuso da poco.

Ho preso una buona liquidazione
Abbiamo dei risparmi da parte
Mia moglie guadagna bene
Ed allora mi domando perchè
Se decidessimo di invertirci i ruoli
Anche solo temporaneamente
Tutti ci guarderebbero malissimo?

Gli stereotipi tra uomo e donna
Vanno cancellati in entrambi i sensi:
Come mia moglie non è un"uomo"
Solo perchè ha una carica di grande responsabilità
Io non devo essere indicato come "mammo" 
Se sto a casa a badare a Sonia.

Inoltre
Sto valutando di aprire
Una mia partita IVA
E dare consulenze private
Anche on line
E quindi potrei lavorare 
Tra qualche tempo 
Anche da casa
O come dicono oggi quelli più cool
In Smart Working
Ed allo stesso tempo stare dietro a nostra figlia.

A noi sembra normale
Stiamo provando questa soluzione da pochi mesi
E tutto pare funzionare benissimo
E soprattutto
Noi siamo felici

Ci spiace per il mondo esterno
Che non avendo di meglio da fare
Ci giudica appiciccandoci addosso
Opinioni precotte e stereotipate 
Giusto per il piacere di infangarci
E per una sostanziale invidia di fondo

Sì, ci spiace,
Ma noi andremo avanti per la nostra strada.

È trascorso un paio d'anni
Da quella decisione
E Roberto, Lara e Sonia
Non potrebbero essere più felici.

Lui
È riuscito in questo biennio
Ad organizzarsi ed avere un buon numero
Di clienti importanti e fidati
Lavora da casa
E bada sempre a Sonia
Che a breve andrà all'asilo.

Lara continua ad avere lo stesso lavoro
E Sonia non potrebbe essere più radiosa.

E poi ci sono loro
Gli invidiosi
I retrogradi
Ed ora anche rosiconi. 

DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®

lunedì 9 gennaio 2023

L'Angolo del Rockpoeta®: "Figli O Lavoro?"


FIGLI O LAVORO?

Irene
Questo il mio nome
Ho 34 anni e non ho figli

Questo mi limiterei a dire
Se mai un giorno
In un distopico futuro 
Dovessi essere presa
Tradotta in carcere
Ed interrogata come le "streghe"
Ai tempi dell'Inquisizione.

Sono Irene
ho 34 anni non ho figli
E non ne voglio

D'altronde anche te
Mia cara ipocrita società
Sei lievemente stronza
Ci vorresti mamme e manager:
E se lavoriamo solo 
Siamo come e peggio degli uomini
Se facciamo soltanto le mamme
Siamo mantenute e retrograde
Se invece facciamo entrambe le cose
Siamo sicuramente pessime madri
Che non dedicano ai loro figli
Tutto il tempo che meriterebbero

Insomma
Come scegliamo, sbagliamo.

Figli, lavoro o entrambi?
Curioso
Con tutti i problemi che ci sono al mondo
Sembra essere questo 
Il dilemma Shakespeariano del terzo millennio

Sono Irene
Ho 34 anni 
Non voglio figli
Anche se mi piacciono i bambini
E mia ipocrita società
Se ti avvicini 
Ti confido un piccolo segreto all'orecchio:
Scegliere se essere solo madre
Solo lavoratrice
O entrambe le cose
È una decisione solo nostra
Ed il perchè l'abbiamo presa
Sono solo fatti nostri.

DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®

venerdì 6 gennaio 2023

L'Angolo del Rockpoeta®: "Italiano Distratto"

ITALIANO DISTRATTO

Difesa siciliana
Richiesta di asilo in Europa
Scacchista iraniana
Senza il velo
A coprire la sua anima coraggiosa
Vuole le donne del suo Paese 
Libere come la Regina 
E non schiave come il pedone.

Dignità e vergogna
Molti in fila
A chiedere un pasto
Anche chi prima
Viveva senza particolari problemi

Senso di vergogna ingiustificato
Non hai colpa se lo Stato ti ha rovinato
Non sei tu a dover camminare a testa bassa
Ed il viso coperto
Non sei tu a doverti sentire in difetto

E tu 
Italiano distratto 
Che non vedi cosa sta accadendo

Non vedi che stiamo morendo
Anime lacerate da menzogne
E private di speranza sul futuro
E non vedi che stiamo precipitando
Dentro un infernale oblio
Noi anime minacciate
Da Intelligenza artificiale
E da una lenta decostruzione 
Delle nostre sinapsi.

E l’uomo col megafono
A suo tempo ignorato
Inascoltato
Snobbato
Oggi verrebbe deriso
Linciato
Sbeffeggiato.

Eppure oggi  
Quel messaggio
E più attuale che mai
Ma non c’è niente da fare
Perchè tu 
Italiano distratto 
Proprio non vedi cosa sta accadendo

Non vedi che stiamo morendo
Anime lacerate da menzogne
E private di speranza sul futuro
E non vedi che stiamo precipitando
Dentro un infernale oblio
Noi anime minacciate
Da Intelligenza artificiale
E da una lenta decostruzione 
Delle nostre sinapsi
E non vedi che
Abbiamo perso lentamente
Coraggio
Dignità
Rispetto di noi stessi
E non vedi che
Non sappiamo più reagire
Non sappiamo più solidarizzare
Non sappiamo più comportarci
Come esseri umani.

DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®

mercoledì 4 gennaio 2023

L'Angolo del Rockpoeta®: "Sine Pecunia"

In primis benritrovati. Spero che le feste le abbiate passate bene e le possiate concludere al meglio Detto ciò veniamo alla poesia di oggi per la quale devo ancora una volta un immenso e gigantesco grazie a Marcaval alias Marco Cavallini per avermi concesso la pubblicazione in questo mio post, della sua stupenda fotografia che mi ha ispirato questi versi:

SINE PECUNIA

E poi dicono 
Che i pensieri
Almeno quelli più persistenti
Non restano nel cervello.

Questo che vedete
È il mio cranio
Mi chiamavo Valerio
E nonostante 
Fossi un docente di latino 
In un liceo classico di Parma
Il vortice della crisi ha risucchiato anche me.

Sine pecunia
Sine pecunia
Sine pecunia

Ricordo che lo ripetevo in latino
Perchè avevo la sensazione
Che pronunciandolo in quella lingua
Il suono ingentilisse un po'
Il drammatico senso e l'amaro suo contenuto. 

Ma era solo un modo per illudermi
Quando i debiti vennero al pettine
Debiti normali come le bollette, il condominio, ecc...
Non ebbi più scampo
E mi suicidai.

Che ironia
Il mio cervello ha più valore 
Adesso che sono morto
E sulle ossa della mia testa
Si è impressa incredibilmente la scritta latina
Da me tanto pronunciata da vivo,
Che quando il mio cuore batteva.

Homo sine pecunia est imago mortis
Io non ho mai voluto credere
A questo proverbio latino
Ma devo dire che io 
Sono la prova concreta 
Della sua triste verità.

Il mio cranio
Mi abbraccia 
Ed idealmente
Sento un senso di serenità.

Sine pecunia
Mi ripeto sempre
Ora dove sono lo dico lo stesso
Lo urlo perfino
Con fierezza ed orgoglio
Perchè dove sono ora
Tutti siamo sine pecunia
Ma non siamo affatto il ritratto della Morte

Qui dove sono ora
Homo sine pecunia est imago libertas.

DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®



Foto Di Marco Cavallini