Oggi è la giornata contro l'Aids. E' importante più che mai parlarne perché soprattutto tra i giovani d'oggi esiste una bassissima percezione del pericolo e quindi un rischio molto più elevato di contrarlo non usando i preservativi.
Vi lascio a questa poesia per ricordare che cmq un malato di aids non è un appestato e che va aiutata la ricerca per trovare vaccino e cura. Poesia scritta 11 anni fa dove mi immedesimo in uno di loro e che vi ripropongo qui sul mio blog anche quest'anno per l'importanza del tema e perché cmq moltissimi di voi non credo la conoscano.
FRASEGGIO MORENTE
Salve a tutti
Hello Folks
Sono l’appestato di questo millennio.
Sono un paradosso esistenziale
Economicamente poverissimo
Ma necessitante
Di cure…..“da ricchi”
Sono un “Aidsato”
Fresco neologismo
Di disgustosa efficacia
Per indicare quelli come me.
Ma la sapete la novità?
Anche qui abbiamo malati di Serie “A”
Che meritano più compassione
E più attenzione
Ed altri che… .se lo sono meritato!
Bambini,
Frutti del peccato per la Nobile Chiesa
Innocenti nati dentro una pancia morta
Venuti alla luce con difficoltà estrema
A causa di una scarsa visibilità
dovuta ai fumi dell’alcol
ed all’offuscamento dell’eroina.
Ma sono lo stesso colpevoli.
E poi ci siamo noi
1985, i miei primi 15 anni
ancora si sa poco o nulla
di questo flagello.
Una cosa però io la so. Amo i ragazzi.
Stessa età,
stesso desiderio e curiosità
di voi eterosessuali.
Di te,
giovane ragazza inquieta
E di te
Allupato quindicenne
che scopri i primi brividi
dell’innamoramento.
Ma di altro non si sapeva
Io non lo sapevo.
Tutto splendido.
Per anni la mia vita continua
Normale
Storie ordinarie
Come tutti.
Ma dieci anni dopo
La svolta
Sento le mie forze
Cedere sempre più frequentemente
Mi controllo.
E la Realtà non mi lascia più scampo.
Le analisi parlano chiaro.
È conclamato
Più niente da fare
Solo cercare di limitare
I danni
E le sofferenze
Ma i soldi mancano.
E manca
Soprattutto
L’appoggio ed il sostegno umano
Della gente.
Di tutti
Anche dei miei…. “simili”
Pochi accanto a me
Non la mia famiglia
Solo un paio di amici veri.
2005: 35 anni
e dimostrarne 80.
Avere 35 anni
Senza più la forza
Di urlare la mia rabbia
Il mio dolore
La mia paura di morire.
E
Anche se mi sto sdraiando
Qui
Per terra
Non sono per niente stanco
Non sono per niente stanco
Per… niente… stanco…
Ho solo freddo
Tanto freddo
F r e d d o...
DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®
venerdì 1 dicembre 2017
mercoledì 29 novembre 2017
L'Angolo del Rockpoeta®: "The Bells Laugh"
THE BELLS LAUGH
Imposizione
Scrivere
Rosa dei Venti
Nome in vita
Ultimo recapito in vita
Retrospettiva esoterica
Raziocinio attenua l'ansia
Prospettiva omologante
Assenza straziante di lungimiranza strategica
Non - sense writing
This is what you like most
Meaningless words
This is what you adore.
Coacervo di banalità in chiaroscuro
Ed il gioco continua
Razzo
Radioattività
Porgi l'altra gamba al progresso
Porgi un altro arto al suono delle mine.
Scrittura cerebrale
Cuore assente
Anima non pervenuta
Annichilita.
Non-sense writing
This is what you like most
Meaningless words
This is what you adore.
"Micky Mouse ed i puffi
L'estate sta finendo
Ciao autunno
Serena notte... A domani"
Area spettrale ingoia
Cieli stellati
Fumo risorge dentro menti malate.
Polli da batteria
Sorridono al loro destino.
Imposizione: scrivere!
Cuore assente
Anima non pervenuta
Annichilita.
And the bells ring
The bells laugh.
DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®
Imposizione
Scrivere
Rosa dei Venti
Nome in vita
Ultimo recapito in vita
Retrospettiva esoterica
Raziocinio attenua l'ansia
Prospettiva omologante
Assenza straziante di lungimiranza strategica
Non - sense writing
This is what you like most
Meaningless words
This is what you adore.
Coacervo di banalità in chiaroscuro
Ed il gioco continua
Razzo
Radioattività
Porgi l'altra gamba al progresso
Porgi un altro arto al suono delle mine.
Scrittura cerebrale
Cuore assente
Anima non pervenuta
Annichilita.
Non-sense writing
This is what you like most
Meaningless words
This is what you adore.
"Micky Mouse ed i puffi
L'estate sta finendo
Ciao autunno
Serena notte... A domani"
Area spettrale ingoia
Cieli stellati
Fumo risorge dentro menti malate.
Polli da batteria
Sorridono al loro destino.
Imposizione: scrivere!
Cuore assente
Anima non pervenuta
Annichilita.
And the bells ring
The bells laugh.
DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®
Etichette:
L'Angolo del Rockpoeta
lunedì 27 novembre 2017
OPINIONE DEL ROCKPOETA®: Ieri, Oggi, Domani, Italiani Sempre Berlusconiani?
Berlusconi da Fazio dice molte cose ma due su tutte:
1) Lui afferma che è il presente (e si candida anche per essere il futuro di questo Paese) dopo essere stato il Passato.
2) "Mr. Presente" ha detto che se Strasburgo non facesse "giustizia" permettendogli di candidare se stesso come Presidente del Consiglio, vedrebbe bene il Generale Gallitelli "uno dei migliori vertici del corpo dei carabinieri" ha detto Berlusconi e "un nome che fa da "esempio" all'identikit che sta cercando: "Qualcuno che nel mondo del lavoro, dell'impresa, del terzo settore possa essere visto positivamente per i traguardi raggiunti".
Ora, io ho cercato in rete, ammetto non per ore, ma guardando anche qui mi pare che Gallitelli abbia avuto tanti incarichi non però legati al terzo settore ma esclusivamente alla sua divisa fatta salva la carica per l'ufficio antidoping del CONI che non mi sembra in realtà essere terzo settore in senso stretto. Questo sempre che non ci sia un omonimo anche lui Generale dei Carabinieri che però abbia fatto parte di alcune ONG, cosa di cui dubito fortemente lol.
E gli Italiani? Saranno anche loro di nuovo come ieri, alcuni anche oggi, domani Berlusconiani?
1) Lui afferma che è il presente (e si candida anche per essere il futuro di questo Paese) dopo essere stato il Passato.
2) "Mr. Presente" ha detto che se Strasburgo non facesse "giustizia" permettendogli di candidare se stesso come Presidente del Consiglio, vedrebbe bene il Generale Gallitelli "uno dei migliori vertici del corpo dei carabinieri" ha detto Berlusconi e "un nome che fa da "esempio" all'identikit che sta cercando: "Qualcuno che nel mondo del lavoro, dell'impresa, del terzo settore possa essere visto positivamente per i traguardi raggiunti".
Ora, io ho cercato in rete, ammetto non per ore, ma guardando anche qui mi pare che Gallitelli abbia avuto tanti incarichi non però legati al terzo settore ma esclusivamente alla sua divisa fatta salva la carica per l'ufficio antidoping del CONI che non mi sembra in realtà essere terzo settore in senso stretto. Questo sempre che non ci sia un omonimo anche lui Generale dei Carabinieri che però abbia fatto parte di alcune ONG, cosa di cui dubito fortemente lol.
E gli Italiani? Saranno anche loro di nuovo come ieri, alcuni anche oggi, domani Berlusconiani?
venerdì 24 novembre 2017
OPINIONE DEL ROCKPOETA®: Disabilità E Violenza
Passato un altro anno , domani sarà ancora la giornata contro la violenza sulle donne ed ancora purtroppo questa tematica è fortemente presente nel tessuto connettivo di una società malata ed è un tema drammatico e purtroppo attualissimo. Femminicidi, violenza psicologica, molestie, stalking, l'elenco è corposo e tristemente denso di casi.
Io oggi però vorrei soffermarmi su un aspetto poco trattato ma altrettanto serio: la violenza sulle donne con disabilità e la violenza su donne che a seguito della stessa restano disabili.
In quest'ultimo caso abbiamo il doppio dramma: quello della violenza subita e quello della disabilità a seguito della stessa, con il problema non solo concreto di doverla affrontare ed accettare ma anche facendo i conti con il fatto di dover accettare come questa disabilità sia stata acquisita, disabilità che ogni giorno infatti farà ricordare della violenza subita costringendo la donna a convivere con questo orribile ricordo ed al contempo dovendo cercare di superare il dramma per tornare a vivere.
Venendo al primo caso, poi, capita anche spesso che si tratti di minori, o donne affette da patologie come la sindrome di down o altre problematiche importanti. Quindi soggetti ancora più indifesi ma non per questo privi di una loro volontà, sensibilità e personalità.
E' giusto rivendicare anche per queste donne (ma in generale per tutte e tutti loro) il diritto al rispetto e perfino il diritto ad una loro sessualità nonché all'amore. E' altrettanto giusto rivendicare voce per queste violenze che passano più in sordina. Trovo assurdo che nei media da un lato ci sia una forte eco per certi casi di molestia di cui abbiamo notizia in questi giorni ed invece dall'altro passino sotto silenzio tantissimi casi di stupro feroce e vigliacco su donne disabili. Perché accade questo? Forse perché non sono attrici? Perché fanno meno audience? O forse anche perché (discriminandole ingiustamente e tra l'altro anche erroneamente) non vengono ritenute belle?
Eppure i casi sono tantissimi ed accadono nei luoghi più impensati. Pensiamo ad esempio ai casi verificatisi all'interno di ospedali per mano di infermieri ed anche dottori. Le violenze, a volte, riguardano anche ragazzi, quindi il problema è più esteso, ma resta cmq il fatto che per chi è disabile oggi, nonostante si siano fatti molti passi importanti, la vita sia ancora molto difficile e le barriere sociali oltre che fisiche siano ancora tantissime, soprattutto a causa della nostra indifferenza o anche mera superficialità, quando ovviamente non si sia di fronte a muri dovuti a squallidi pregiudizi.
Loro però, non solo sono come noi, ma partecipano e vogliono partecipare alla vita sociale attiva proprio come noi. Ed anche le donne disabili sono determinate e vogliono lottare contro gli abusi e le violenze che ogni giorno una donna deve subire.
Anche loro infatti parteciperanno e vogliono far sentire la loro voce alla manifestazione di questo sabato a Roma
Io oggi però vorrei soffermarmi su un aspetto poco trattato ma altrettanto serio: la violenza sulle donne con disabilità e la violenza su donne che a seguito della stessa restano disabili.
In quest'ultimo caso abbiamo il doppio dramma: quello della violenza subita e quello della disabilità a seguito della stessa, con il problema non solo concreto di doverla affrontare ed accettare ma anche facendo i conti con il fatto di dover accettare come questa disabilità sia stata acquisita, disabilità che ogni giorno infatti farà ricordare della violenza subita costringendo la donna a convivere con questo orribile ricordo ed al contempo dovendo cercare di superare il dramma per tornare a vivere.
Venendo al primo caso, poi, capita anche spesso che si tratti di minori, o donne affette da patologie come la sindrome di down o altre problematiche importanti. Quindi soggetti ancora più indifesi ma non per questo privi di una loro volontà, sensibilità e personalità.
E' giusto rivendicare anche per queste donne (ma in generale per tutte e tutti loro) il diritto al rispetto e perfino il diritto ad una loro sessualità nonché all'amore. E' altrettanto giusto rivendicare voce per queste violenze che passano più in sordina. Trovo assurdo che nei media da un lato ci sia una forte eco per certi casi di molestia di cui abbiamo notizia in questi giorni ed invece dall'altro passino sotto silenzio tantissimi casi di stupro feroce e vigliacco su donne disabili. Perché accade questo? Forse perché non sono attrici? Perché fanno meno audience? O forse anche perché (discriminandole ingiustamente e tra l'altro anche erroneamente) non vengono ritenute belle?
Eppure i casi sono tantissimi ed accadono nei luoghi più impensati. Pensiamo ad esempio ai casi verificatisi all'interno di ospedali per mano di infermieri ed anche dottori. Le violenze, a volte, riguardano anche ragazzi, quindi il problema è più esteso, ma resta cmq il fatto che per chi è disabile oggi, nonostante si siano fatti molti passi importanti, la vita sia ancora molto difficile e le barriere sociali oltre che fisiche siano ancora tantissime, soprattutto a causa della nostra indifferenza o anche mera superficialità, quando ovviamente non si sia di fronte a muri dovuti a squallidi pregiudizi.
Loro però, non solo sono come noi, ma partecipano e vogliono partecipare alla vita sociale attiva proprio come noi. Ed anche le donne disabili sono determinate e vogliono lottare contro gli abusi e le violenze che ogni giorno una donna deve subire.
Anche loro infatti parteciperanno e vogliono far sentire la loro voce alla manifestazione di questo sabato a Roma
mercoledì 22 novembre 2017
L'Angolo del Rockpoeta®: "I'm With Name"
Questa poesia la scrissi e la postai sul blog nell'autunno del 2007 ed oggi la riposto nuovamente perché è la triste prova di come si possa facilmente dimenticare la sofferenza e passare da oppressi ad oppressori. All'epoca della poesia il Governo del Myanmar teneva segregata Aung San Suu Kyi e reprimeva ogni rivolta in atto del popolo birmano nonché dei monaci di quel Paese. All'epoca io in prima persona ed anche altri blogger prendemmo a cuore questa lotta e fummo felici qualche anno dopo nel vedere che quel popolo era libero.
Ora però accade lo stesso per i Rohingya e molti accusano proprio lei, Aung San Suu Kyi, di essere responsabile come minimo di un atteggiamento passivo e disinteressato senza fare nulla per porre fine a queste stragi, mentre altri addirittura la ritengono l'artefice e la mandante di questo che è di fatto un vero e proprio genocidio.
Ed allora ai nomi veri di questi birmani, scritti ad inizio poesia, vittime di quell'epoca sanguinaria, potremmo pensare di sostituire oggi altri nomi di uomini, donne e bambini Rohingya perché anche loro possiedono un nome.
I'M WITH NAME
Name: Ven Thila Sara
Address: Yuzana monastery, Myintkyina, Kachin State
Age: .....
Date of death: 26 September 2007
Name: Tun Tun Lin
Address: 1060. 13 street, 7 ward, S/Oakkalapa, Rangoon
Age: 31
Date of death: 27 September 2007
Name: Ko Soe Than (b) Si Tone
Address: 716 , 26 Street , No 5 Quarter, S\Okkalapa
Age: 41 years old
Date of death: 27 September, 2007
Name: Sunny (alais) kalamalay
Address: Bo Htun Zan Quarter, Daw Bon, Rangoon
Age: 18
Date of death: 29 September 2007
Salve Gente
Noi siamo i morti
I morti innocenti per le strade
I morti silenziosi
I morti senza volto
I morti virtuali che non udite
Non toccate nè vedete.
Siamo i morti oscurati
Siamo cenere portata via dal vento.
Siamo i morti di cui parlate
Quelli che celebrate
E quelli che piangete.
Ma ora leggeteci
Noi possediamo un nome
Noi siamo veri!
Noi siamo carne come voi
Eravamo carne come voi.
Ora solo lacrime di cenere
E sangue incrostato sull'asfalto
DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®
Ora però accade lo stesso per i Rohingya e molti accusano proprio lei, Aung San Suu Kyi, di essere responsabile come minimo di un atteggiamento passivo e disinteressato senza fare nulla per porre fine a queste stragi, mentre altri addirittura la ritengono l'artefice e la mandante di questo che è di fatto un vero e proprio genocidio.
Ed allora ai nomi veri di questi birmani, scritti ad inizio poesia, vittime di quell'epoca sanguinaria, potremmo pensare di sostituire oggi altri nomi di uomini, donne e bambini Rohingya perché anche loro possiedono un nome.
I'M WITH NAME
Name: Ven Thila Sara
Address: Yuzana monastery, Myintkyina, Kachin State
Age: .....
Date of death: 26 September 2007
Name: Tun Tun Lin
Address: 1060. 13 street, 7 ward, S/Oakkalapa, Rangoon
Age: 31
Date of death: 27 September 2007
Name: Ko Soe Than (b) Si Tone
Address: 716 , 26 Street , No 5 Quarter, S\Okkalapa
Age: 41 years old
Date of death: 27 September, 2007
Name: Sunny (alais) kalamalay
Address: Bo Htun Zan Quarter, Daw Bon, Rangoon
Age: 18
Date of death: 29 September 2007
Salve Gente
Noi siamo i morti
I morti innocenti per le strade
I morti silenziosi
I morti senza volto
I morti virtuali che non udite
Non toccate nè vedete.
Siamo i morti oscurati
Siamo cenere portata via dal vento.
Siamo i morti di cui parlate
Quelli che celebrate
E quelli che piangete.
Ma ora leggeteci
Noi possediamo un nome
Noi siamo veri!
Noi siamo carne come voi
Eravamo carne come voi.
Ora solo lacrime di cenere
E sangue incrostato sull'asfalto
DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®
Etichette:
L'Angolo del Rockpoeta
lunedì 20 novembre 2017
OPINIONE DEL ROCKPOETA®: Follia In India
Parliamo di cinema, non per recensire un film ma per un fatto davvero folle che è successo in India.
Si tratta di "Padmavati" film tratto da un poema epico del XVI secolo. La storia narra di una regina indù (Rani Padmini, nota anche come Padmavati) che non volendo finire sconfitta nelle mani del sultano di Dehli, a seguito di un assedio del suo regno, decise nel 1303 di suicidarsi dandosi fuoco insieme a tutte le altre donne.
Già durante le riprese il film aveva subito dei rallentamenti a seguito di ripetuti atti di vandalismo sul set e già allora, come oggi, il regista del film Sanjay Leela Bhansali e l'attrice protagonista Deepika Padukone erano stati minacciati di morte.
Ieri la svolta: un sedicente gruppo che si fa chiamare "La Casta di Cavalieri" ha offerto 10.000 rupie a chi brucerà viva l'attrice ovviamente previo video che dimostri l'esecuzione (prova necessaria per poter avere la "ricompensa").
La cosa, se possibile, ancora più assurda è che questo film che doveva e dovrebbe uscire nelle sale indiane il primo dicembre è stato per ora sospeso e di fatto pertanto stoppata la sua distribuzione nei cinema indiani per quella data da parte dell'organo di censura preventiva indiano. Quindi invece che difendere questo film ed i suoi protagonisti (attrice e regista su tutti) di fatto la si è data vinta a chi ha visto probabilmente in quel film un eccesso di femminismo ed indipendenza della donna in un Paese dove le donne non hanno per niente vita facile, per usare un forte eufemismo.
Mi ha molto colpito questa notizia visto come l'India a livello cinematografico sia sorta "all'onore" delle cronache per certi suoi film ovviamente più leggeri, i cosiddetti film di Bollywood, ma anche per certi film d'autore. Ciononostante, e nonostante anche la situazione sociale in India, non avrei mai pensato che potesse accadere una reazione così feroce per un film come questo. Ora è chiaro che questa pellicola a prescindere dall'effettivo valore artistico, acquista un significato molto più importante e la sua distribuzione nelle sale indiane diventa una questione di principio e di libertà sia d'espressione che di denuncia di un maschilismo retrogrado che pervade un'India tutt'altro che magica e moderna.
Si tratta di "Padmavati" film tratto da un poema epico del XVI secolo. La storia narra di una regina indù (Rani Padmini, nota anche come Padmavati) che non volendo finire sconfitta nelle mani del sultano di Dehli, a seguito di un assedio del suo regno, decise nel 1303 di suicidarsi dandosi fuoco insieme a tutte le altre donne.
Già durante le riprese il film aveva subito dei rallentamenti a seguito di ripetuti atti di vandalismo sul set e già allora, come oggi, il regista del film Sanjay Leela Bhansali e l'attrice protagonista Deepika Padukone erano stati minacciati di morte.
Ieri la svolta: un sedicente gruppo che si fa chiamare "La Casta di Cavalieri" ha offerto 10.000 rupie a chi brucerà viva l'attrice ovviamente previo video che dimostri l'esecuzione (prova necessaria per poter avere la "ricompensa").
La cosa, se possibile, ancora più assurda è che questo film che doveva e dovrebbe uscire nelle sale indiane il primo dicembre è stato per ora sospeso e di fatto pertanto stoppata la sua distribuzione nei cinema indiani per quella data da parte dell'organo di censura preventiva indiano. Quindi invece che difendere questo film ed i suoi protagonisti (attrice e regista su tutti) di fatto la si è data vinta a chi ha visto probabilmente in quel film un eccesso di femminismo ed indipendenza della donna in un Paese dove le donne non hanno per niente vita facile, per usare un forte eufemismo.
Mi ha molto colpito questa notizia visto come l'India a livello cinematografico sia sorta "all'onore" delle cronache per certi suoi film ovviamente più leggeri, i cosiddetti film di Bollywood, ma anche per certi film d'autore. Ciononostante, e nonostante anche la situazione sociale in India, non avrei mai pensato che potesse accadere una reazione così feroce per un film come questo. Ora è chiaro che questa pellicola a prescindere dall'effettivo valore artistico, acquista un significato molto più importante e la sua distribuzione nelle sale indiane diventa una questione di principio e di libertà sia d'espressione che di denuncia di un maschilismo retrogrado che pervade un'India tutt'altro che magica e moderna.
venerdì 17 novembre 2017
OPINIONE DEL ROCKPOETA®: Cobalto E Sfruttamento Minorile
Guerre etniche in Congo ma in realtà sono guerre per conquistare per conto di multinazionali cinesi, malesi e thailandesi, miniere di cobalto col quale si fanno le batterie al litio per i nostri smartphone.
Ora non accetto sentire dire che chi ha uno smartphone debba sentirsi colpevole, ma invece si deve denunciare questo stato di cose affinchè si possa sperare che certi interessi squallidi vengano contrastati e che bambini di sei anni non debbano scendere in profondità o setacciare la ghiaia per trovare il cobalto a mani nude, o per essere più chiari per fare in modo che questi bambini vadano a scuola e si divertano, vivendo un'infanzia come si deve.
Per fare questo si dovrebbe far cessare anche la guerra civile in Congo che già dura da undici anni, e magari vietare la vendita di armi in quei paesi...
Magari quando si parla di ridurre l'immigrazione clandestina, sarebbe davvero il caso di farli stare meglio a casa loro, a cominciare dai bambini, e combattendo questo sfruttamento senza regole che multinazionali mondiali continuano a perseguire nel disinteresse generale o forse è più corretto dire nell'interesse di tutti coloro i quali fanno del principio "comprare materie prime a prezzi più bassi, abbassando il costo del lavoro" un mantra economico indissolubile.
E l'ONU sta a guardare, as usual.
Ora non accetto sentire dire che chi ha uno smartphone debba sentirsi colpevole, ma invece si deve denunciare questo stato di cose affinchè si possa sperare che certi interessi squallidi vengano contrastati e che bambini di sei anni non debbano scendere in profondità o setacciare la ghiaia per trovare il cobalto a mani nude, o per essere più chiari per fare in modo che questi bambini vadano a scuola e si divertano, vivendo un'infanzia come si deve.
Per fare questo si dovrebbe far cessare anche la guerra civile in Congo che già dura da undici anni, e magari vietare la vendita di armi in quei paesi...
Magari quando si parla di ridurre l'immigrazione clandestina, sarebbe davvero il caso di farli stare meglio a casa loro, a cominciare dai bambini, e combattendo questo sfruttamento senza regole che multinazionali mondiali continuano a perseguire nel disinteresse generale o forse è più corretto dire nell'interesse di tutti coloro i quali fanno del principio "comprare materie prime a prezzi più bassi, abbassando il costo del lavoro" un mantra economico indissolubile.
E l'ONU sta a guardare, as usual.
Iscriviti a:
Post (Atom)
