venerdì 19 gennaio 2018

L'Angolo del Rockpoeta®: " The Flag"

La scrissi per parlare del Tibet la cui bandiera capeggia e sventola libera non nella realtà ma soltanto in cima alla colonna di sinistra del mio blog, ma i pensieri e le emozioni contenute in questa lirica valgono ovviamente per qualunque cultura repressa e schiacciata.

THE FLAG

Bandiera sventola
Per scrollarsi di dosso
Il sangue della sua gente
Travolta ed uccisa
Prima dalle armi 
E poi
Nella memoria

Si cancellano i segni
Le tracce di quell'esistenza

Si vuole negare
Sopprimere
Ogni ricordo
Ogni immagine
Ogni prova
Di quella civiltà
Di quel passaggio

Un'altra bandiera
Illegittimamente
Sventola adesso

Ma per quanto tenti
Non riuscirà mai
A scrollarsi di dosso
Il sangue innocente
Di cui si é macchiata

DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®

24 commenti:

Cavaliere oscuro del web ha detto...

Anche il Tibet e la sua occupazione, spesso viene dimenticata. I tuoi versi ci fanno ricordare la repressione in atto dal 1950 e anche questa crisi ignorata forzatamente da tanti.
Serena giornata.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER CAVALIERE: Giusto, si tratta di un'occupazione dimenticata, io direi oramai data per consolidata e quindi superata come se l'annessione si fosse consumata per consuetudine del popolo Tibetano ad essere schiacciato in tutti questi anni e nessuno Stato più spinge sulla Cina per ragioni di opportunità "politica"...

Maria D'Asaro ha detto...

Purtroppo la giusta forza dei diritti è stata soppiantata dalla forza - ingiusta - delle ragioni economiche e dalla legge del più forte. Fai bene a ricordare quello che succede in Tibet. Buona giornata.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER MARIA: ti ringrazio, la questione tibetana è sempre stata molto sentita da me.

Sugar Free ha detto...

Povero Tibet, soffocato per giochi di potere.
E la Cina non è ancora sazia!
Un abbraccione!

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER SUGAR FREE: Soffocato ed oppresso nel silenzio più totale.

iacoponivincenzo ha detto...

Solo tu potevi ricordarti del Tibet e della sua perenne tragedia. Sono tante le cose che mi piacciono dei cinesi, soprattutto la loro scrittura e il loro á plomb, ma la storia del martirio del Tibet e del suo pacifico popolo proprio non mi garba.
Avevo visto quello sventolio di bandiera sul lato sinistro del tuo blog e mi chiedevo il perché. Grazie: adesso ho capito. Vidi tanto tempo fa un film con la storia dell'ultimo Dalay Lama, costretto a fuggire di notte con una divisa militare addosso. A Roma alcuni anni fa andai ad una sua conferenza. Quell'uomo spande armonia e pace intorno a sé, solo a vederlo arrivare in quella sua veste rossa bordata di giallo. Un miracolo vivente.
Grazie di aver riesumato in me quel ricordo con i tuoi versi, dove si avverte la partecipazione ad un dramma reale e silenzioso di una coscienza pulita e di un intelligenza sempre viva e vigile come la tua.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER VINCENZO: ho sempre sentito molto questi drammi di queste popolazioni; su tutti i tibetani, e questo ha spiegato la scelta appunto di quella bandiera che capeggia e sventola dal dicembre 2006 (data in cui è nato il mio blog) ininterrottamente. Poi ci sarebbe la popolazione mapuche in Chile e le minoranze site nella Tierra Aymara sempre al confine tra Chile ed Argentina ed un altro stato andino di cui mi sfugge il nome. E non siamo che all'inizio di un elenco molto esteso che comprende di recenti i Rohingya. Grande persona il Dalay Lama, e tu hai avuto una grande fortuna a vederlo dal vivo! Grazie a te, infine, come sempre, per le tue parole profonde e sincere si apprezzamento che hai per le mie poesie.

Gianna Bonacorsi ha detto...

Mi chiedo come la Cina, uno dei più accaniti oppositori dell’imperialismo e del colonialismo, possa difendere la sua persistente presenza nel Tibet contro la volontà del popolo tibetano, sfruttandone il territorio per la produzione di armi nucleari e per lo smaltimento dei rifiuti nucleari e calpestando i più fondamentali diritti e libertà democratiche. La figura del Dalai Lama rappresenta al massimo quelle che dovrebbero essere le più elementari aspirazioni di tutti i popoli: "Il mio sogno è trasformare l'intero altopiano tibetano in un libero rifugio in cui la specie umana e la natura possano vivere in pace e in armonioso equilibrio. Un luogo in cui le persone, provenienti da tutte le parti del mondo, potrebbero andare e cercare il vero significato della pace dentro se stessi, lontano dalle tensioni e dalle pressioni presenti nella maggior parte del resto del mondo. Il Tibet potrebbe veramente diventare un centro creativo per la promozione e lo sviluppo della pace". Onore al popolo tibetano che non ha mai smesso di ribellarsi all'ingerenza cinese. Qualsiasi atto che mira ad assoggettare un popolo ed a cancellarne l'identità è insensato e tutte le occupazioni sono illegali. Andrebbero reiterate tutte, ogni giorno, ma l'elenco si sta facendo lungo e se ne perde contezza. Grazie a te e a quelli come te che non smettono mai di sensibilizzare l'opinione pubblica su queste nefandezze.

mr.Hyde ha detto...

Già solo i primi versi dicono tutto..Bella immagine. E comunque come ben dici, il discorso è valido per tutte le bandiere...

George ha detto...

Una storia dimenticata, si cancellata nella memoria, come dici tu con i tuoi versi cristallini, per fare grossi affari con un gigante economico.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER GIANNA: una potenza mondiale come la Cina purtroppo non ha pietà per gli esseri umani ed i popoli ma pensa solo a se stessa. Vergognoso il silenzio del mondo che però in realtà è fatto da altro Stati che poi così puri ed innocenti non sono.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER MR. HYDE: ti ringrazio e sì, questi versi valgono per tutte le bandiere oppresse del mondo.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER GEORGE: ti ringrazio e concordo con te.

franco battaglia ha detto...

C'è una repressione per ogni paese e per ogni epoca.. ora penso a quegli immigrati che non vogliamo e che lasciamo marcire nei campi libici approntati con le nostre sovvenzioni. Importante è che non arrivino da noi, e che le bombe che produciamo indefessamente arrivino da loro... veramente scenari vomitevoli...

Mariella ha detto...

Condivido le parole di Franco.
Noi Europei non siamo incolpevoli.
Solo che siamo più fighi e nascondiamo il nostro razzismo con il politicamente corretto.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER FRANCO: Hai ragione, ci sono molte realtà oppresse ma alcune passano più sotto silenzio e questo è ancora più grave.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER MARIELLA: sono due forme diverse di oppressione. Nel caso del Tibet si tratta di invasione cinese di una etnia e di una terra, qui si tratta di respingimenti ossia azioni volte a non ricevere per cui anche se poi sempre di oppressione parliamo e anche grave, i due fenomeni sono tecnicamente differenti.

Patricia Moll ha detto...

Chapeau!
La bandiera che sventola ora è quella dell'ingiustizia, del sopruso, della violenza. Non ha nazionalità nè colore. E' nera! Anche se la dittatura è di sinistra

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER PATRICIA: grazie, le tue considerazioni mi toccano particolarmente!

Patricia Moll ha detto...

Dani, forse prima ho dimennticato una cosa.
La mia opinione è molto semplice. Rossa o nera, quando è dittatura, quando è negazione di libertà, diritti civili, di vita normale è sempre fascismo. Al di là del colore.
Un abbraccio

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER PATRICIA: le dittature in realtà non hanno colore, si ammantano politicamente d esso (rosso o nero che sia) solo per necessità di propaganda interna e convenienza geopolitica, secondo me. Poi in sostanza il vero colore della dittatura è il grigio soffocante sudario teso a soffocare le libertà individuali e di riflesso di un intero popolo per una sete di potere e dominio assoluti.

Contraccambio l'abbraccio.

Patricia Moll ha detto...

D'altronde, se non soffocasse le libertà individuali non sarebbe dittatura

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER PATRICIA: concordo.