lunedì 21 marzo 2011

OPINIONE DEL ROCKPOETA: Zakia Saltani

Si parla tanto anche di Libia in questi giorni, di come abbiamo leccato e "baciato" mani impure e macchiate di sangue. Che questo sia un dato di fatto (non solo italiano ma noi ci abbiamo messo anche del nostro per una certa permissività nell'ospitare il raìs...) é accertato, ma questa storia che vi voglio raccontare ha dell'incredibile anche se non riguarda petrolio, potere, rivolta per cacciare un despota, ma riguarda 400 bambini, un ospedale ed il Governo libico.

Zakia Saltani
é una donna libica coraggiosa. Minacciata e "consigliata" di non avere contatti con la stampa per raccontare la storia di orrore di cui vi parlerò tra breve, dopo ben 13 anni di paure e silenzio ha deciso di parlare e di raccontare al giornalista Mike Elkin su Newsweek (pagg. 42-43 dell'ultimo numero march 21. 2011) tutto per filo e per segno.

Ospedale pediatrico Al Fateh a Bengasi: 13 anni fa iniziò tutto quando 400 bambini ricoverati per quelle che noi consideriamo banalità (febbre alta, raffreddore, tosse, ecc...) e di età diversa ma ovviamente molto bassa, trattandosi di un ospedale pediatrico, sono "usciti" da quella struttura con un "regalino" non gradito in più: hanno lasciato quel luogo affetti da HIV, ossia Aids.

Zakia mostra la foto di Ashur, suo figlio, morto per complicazioni dovute a questa malattia all'età di 8 anni.

Prima il governo minimizza la cosa, nega anche che si tratti di qualcosa di grave, qualcuno afferma che era soltanto TBC, poi quando si scopre di che malattia veramente si tratta, afferma che la stessa doveva essere stata contrattata fuori da quella struttura e perfino fuori dalla Libia!

Poi, quando lo scandalo ed il bubbone scoppiano, accusano falsamente un medico palestinese e cinque infermiere bulgare di essere colpevoli negligentemente di e per questo contagio.

Ma alla fine, il processo non porta a nulla, e la verità viene fuori. Scarsa igiene e profilassi sono le cause di questa tragedia. Nessun esperimento o volontaria inoculazione del virus, solo probabilmente siringhe infette e situazioni ad alto rischio di contagio all'interno di quell'ospedale. Infatti nessuno di questi bambini infetti ha ricevuto sangue o altri emoderivati ma broncodilatatori, antibiotici, iniezioni intramuscolari, steroidi.

Quella di Zakia ovviamente non é l'unica storia.

Minacce, soldi offerti, e tanti soldi nel frattempo ottenuti dall'estero (Italia compresa). Molti di quei bambini furono anche mandati in strutture italiane per essere assistiti e controllati (e questa é paradossalmente l'unica nota positiva di questa squallida vicenda)

Zakia ha mostrato coraggio nel realizzare questa intervista. Prima di iniziarla un emissario del Governo libico che tiene i contatti con le famiglie ammalate per l'invio dei farmaci, tal Oraibi la chiama al telefono. Lei mette il vivavoce affinché anche il giornalista possa ascoltare la conversazione.

Oraibi la minaccia dicendo che se Tripoli sapesse delle sue intenzioni, della sua violazione del "patto di silenzio", verrebbe immediatamente a cessare ogni invio di medicinali a Bengasi.

Questo significherebbe condannare a morte la stessa Zakia che ha contratto l'Aids allattando al seno suo figlio, poi morto, Ashur. E' un modo raro ma possibile di contrazione della malattia. Questo spiega a che tenera età fu portato Ashur in quel lager.

Ma Lei non si lascia intimidire, risponde che non aspetta neanche che arrivino le medicine per poi rilasciare l'intervista, che é ora che le cose si sappiano e Gheddafi se ne vada e Oraibi con lui.

Mette giù la cornetta e, come riporta lo stesso Elkin, inizia l'intervista qui riassuntavi.

Ed un vero atto di coraggio e verità ha avuto vita.
-------------------------------------------------------------------
Per Votarmi Su OKNOtizie Clicca QUI

13 commenti:

Debora ha detto...

E questo dimostra come se ce ne fosse stato bisogno che il potere, i soldi e l'avidità manovrano le persone come burattini.. Siamo stati complici di un dittatore, pur sapendo come ci si sente a sottostare a una dittatura, e nonostante questo lo abbiamo anche accolto nella nostra terra onorandolo come un grande capo di stato.. Dire di essere senza parole ormai ha quasi perso di significato, e mi sono spesso domandata con che coraggio abbiamo preso accordi, abbiamo ceduto azioni e chiesto anche aiuto nel blocco del flusso di immigrati ad un dittatore del calibro di Gheddafi.. I paesi che si professano democratici avrebbero dovuto respingere qualsiasi tipo di offerta da parte di quest'uomo, e invece.. Uno scandalo, e questa vicenda aggrava ulteriormente la situzione.. Una guerra non è mai giusta, e bisognerebbe trovare la maniera di portare l'equilibrio, la giustizia, la legalità, la democrazia, in questi paesi che sono esasperati da questi regimi, e cercano di vivere e smettere di sopravvivere..

Ernest ha detto...

una storia davvero terribile daniele, grazie per aver raccontato questa storia
buona giornata

Jane (Pancrazia) Cole ha detto...

Conoscevo già questa storia, ma ogni volta che ne sento parlare si rinnovano sia la rabbia che il senso d'impotenza!

giorgio ha detto...

vorrei pubblicare questa storia sul mio blog posso? http//teddyboys8284wordpres.com grazie a prescindere

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER GIORGIO: se riporti il post con i riferimenti non ci sono problemi solo che non riesco a vedere il tuo blog perchè il link che hai messo non mi porta a nulla e gradirei prima poter vedere il tuo spazio se possibile. Per il resto ripeto non ci sono problemi.

Daniele il Rockpoeta

giorgio ha detto...

http://teddyboys8284.wordpress.com/
nella fretta credo di aver scritto male questo è quello giusto.tutti i riferimenti saranno riportati.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

PER GIORGIO: perfetto, ho visto infatti. Non c'é problema, puoi pure riportare il mio post

Grazie! Sarà un onore avere il mio post riportato sul tuo blog

Daniele

luce ha detto...

Grazie di aver raccontato una storia che dà la misura di come si vive in uno stato tirannico. Sei veramente prezioso.

Aries 51 ha detto...

Sai Daniele, questo piccolo grande strazio che hai raccontato mi ha lasciato la solita, inascoltata domanda nella testa.Forse una domanda che ci poniamo in tanti.Ho vissuto, sentito e letto innumerevoli racconti come questo.E, a parte qualche rarissimo caso, il protagonista è uno e uno solo.
Perchè è sempre e solo una donna ad avere il coraggio della verità ?

Daniele Verzetti, il Rockpoeta® ha detto...

PER ARIES 51: in questo caso va detto che anche altri genitori (anche padri) hanno lottato per avere giustizia ed affinché la verità fosse conosciuta. Sullo stesso articolo di Newsweek si fa riferimento ad un padre libico anche lui con un figlio morto in quel lager ed anche lui molto combattivo. E' vero, di massima, che le donne hanno però, più frequentemente, maggiore forza e coraggio nel denunciare e ribellarsi.

Yuki aka Prisma ha detto...

Grazie Daniele, per aver riportato la notizia.

digito ergo sum ha detto...

scempi come questi... chissà quanti ne scopriremo e quanti non emergeranno mai?

ma gli idioti, qui, si rischia di essere noi, che osiamo ancora dare un valore alla vita, come se fosse qualcosa di più della mera e semplice biologia

un abbraccio

Daniele Verzetti, il Rockpoeta® ha detto...

PER DIGITO: benritrovato in primis! Hai ragione gli imbecilli alla fine rischiamo di sembrarlo noi.

Quanta amarezza...


PER YUKI: Grazie a te per averlo anche tu su fb rilanciato.