lunedì 30 luglio 2007

OPINIONE DEL ROCKPOETA: La Pace in Iraq è vicina.... o forse no.

La nazionale di calcio irachena ha vinto la Coppa d'Asia battendo in finale per 1-0 la più quotata e favorita avversaria, l'Arabia Saudita.

Feste di giubilo,sunniti e sciiti tutti....uniti appassionatamente per le strade violando il coprifuoco e tuffandosi nel Tigri per festeggiare.

Al Maliki ha dichiarato (riporto in sintesi il senso della sua dichiarazioine tanto sotto poi avete il link per le parole precise) che questa vittoria deve essere la prova di come l'unità sia possibile e che bisogna essere compatti contro la violenza ed il terrorismo e che questa vittoria è di fatto uno schiaffo al terrorismo (ovviamente in senso metaforico).

Alcune mie brevi considerazioni al riguardo:

1) Noi abbiamo vinto quattro mondiali, l'ultimo un anno fa. In quei momenti siamo tutti italiani e tutti fratelli, perfino con l'extracomunitario che ci vende la rosa o in quel caso la bandiera. Ma già il giorno dopo le cose cambiano. Lo stesso calcio che doveva prendere spunto dalla vittoria per cambiare vede ai suoi vertici...Matarrese! Non ne parliamo per quanto riguarda la politica e l'economia.... Mi chiedo allora come potrà questa vittoria cambiare qualcosa nella martoriata realtà irachena.

2) Mi chiedo pure dove vivano e giochino i nazionali iracheni e dove abbiano potuto allenarsi. Forse (ma ammetto non lo so quindi provo solo a intuirlo) molti di loro giocano all'estero e sempre all'estero si saranno preparati.

3) Infine mi domando dove abbiano potuto vedere la partita gli iracheni e chissà se anche i terroristi tifavano per quella nazionale...

4) Ed infine, cosa a mio avviso di forte rilevanza, sarebbe importante sapere a quale etnia appartengono i giocatori della nazionale irachena e quale di queste etnie è prevalente. Il tutto per capire quanto questa nazionale possa davvero aspirare ad essere un ambasciatore di pace ed unificazione tra tutti in Iraq, americani e terroristi permettendo ovviamente...

Cmq vediamola così: almeno per un giorno in Iraq si è gioito per una vittoria di tutti e non per la morte di qualcuno.

Fonte: Repubblica on line http://www.repubblica.it/2007/07/sezioni/sport/calcio/iraq-coppa-asia/iraq-coppa-asia/iraq-coppa-asia.html

5 commenti:

Andrea ha detto...

Se lo sport potesse veramente unire i popoli; se le olimpiadi non fossero un'occasione per speculare ma per riconoscere i diritti civili...

Magdalena ha detto...

Il calcio oppio dei popoli?

Marco Blitz ha detto...

Meglio il calcio che la religione come droga, anche se pure il calcio fa i suoi morti

Marco Blitz ha detto...

Meglio il calcio che la religione come droga, anche se pure il calcio fa i suoi morti

Staedtler ha detto...

Greggi di ovini.