martedì 27 marzo 2007

OPINIONE DEL ROCKPOETA: Oggi come allora.

"Cerco attimi di pace
Guado il Tigri con la luna piena.

La luce balla sull'acqua,
La brezza carezza gli alberi.

Che bello star qui con un amore.

Ma poi il razzo ti ricorda che sei in guerra." (Travis J. Layfield)

Non sono ovviamente versi miei, in realtà non sono neanche dei versi di una poesia ma uno stralcio di una lettera che il diciannovenne caporale Travis J. Layfield abbattuto in Iraq a colpi d'arma da fuoco il 6 aprile 2004, ha inviato ai suoi genitori.

Newsweek pubblica in un'edizione speciale ben 100 lettere di soldati americani caduti in Iraq.

E oggi Repubblica ne parlava a pag. 17 citando alcune di queste lettere e pubblicandone alcuni stralci. Questo era uno di quelli.

Perché questo post? Perché se la guerra in Iraq é stata una delle più assurde idiozie e nefandezze poste in essere dagli USA, se é vero che certi soldati hanno compiuto delle atrocità terribili, é anche vero che altri invece erano e sono laggiù solo per assicurare alla propria famiglia "un tetto e del cibo" (Jesse A. Givens, 34 anni, soldato USA annegato il primo maggio 2003 intrappolato nel suo carro armato che scivola nel fiume Eufrate) e per fare quello che era ed è il loro lavoro.

E, come noi, hanno paura di morire, e come noi vogliono solo tornare a casa ma, a differenza di noi, forse, non si sono resi conto che la guerra non é un gioco.

Non é un gioco, come racconta molto bene un maggiore americano quando scrivendo a casa a sua moglie e sua figlia afferma "Non immaginate grandi manovre con centinaia di carri che straboccano oltre le frontiere. E' una lotta fatta di dieci uomini nel buio della notte, di imboscate e cecchini e bombe artigianali".

Bombe che gli saranno fatali il 5 gennaio a Fallujah.

Perché questo post? Perché oggi come in passato quando combatti la guerra reale e non quella stile "videogame" ti rendi davvero conto della sofferenza e dell'orrore che ti trovi davanti e con i quali devi quotidianamente convivere fino a quando torni a casa o crepi lì tra la sabbia del deserto ed il fango del fondale di quei fiumi così famosi. E forse perché ho sentito pietà per questi ragazzi, quella pietà che, dove loro si trovano, é un lusso che nessuno può realmente permettersi.

7 commenti:

Andrea ha detto...

Lancio un argomento: avete sentito dei soldati italiani impegnati nello sminamento nell'ex jugoslavia e malati di tumore?

Remington ha detto...

Ricordo un documentario in proposito. I ragazzi che si arruolano in Iraq e così via appartengono alle classi proletarie più povere, a ragazzi che pur provenendo spesso da famiglie oneste non hanno sbocchi per il loro futuro e si arruolano.
E' la guerra combattuta dai poveri americani a beneficio dei ricchi americani. Che schifo

Laurie Laurie ha detto...

Era il documentario sull'11 settembre mi pare? Verissimo ed è per questo che ci sono anche molte donne, mica per la vanità della divisa.

Rosie Blindy ha detto...

Ancora una volta onore a quetso blog perchè SE NE PARLA. Ieri Franca Rame ha detto che a malincuore votava a favore del Governo sulla questione Afghanista. Forse non ha letto la tua intervista, forse non è sufficientemente informata sulle ragioni per cui NON dobbiamo abbandonarli.

Tex Willer Navigator ha detto...

Ma l'ONU intende continuare a latitare? Balla la paranza?

Marco Blitz ha detto...

Da sempre la guerra l'hanno fatta i fanti senza scarpe e senza cavalcatura. I ricchi ufficiali stanno nelle retrovie. E' la guerra ed è pr questo che dobbiamo rifiutarla sempre come metodo per risolvere i conflitti. Sempre e solo i poveracci ci crepano in mezzo

M16 ha detto...

anche io o letto quell'articolo...lo conservo ancora..però nn concordo quando dici"a differenza di noi nn si sn resi conto che la guerra nn è un gioco" un ragazzo ke a visto la morte,di nemici,amici,fratelli e compagni in guerra nn credo ke la prenda cm un gioco ma e consapevole che da in qualsiasi momento potrebbe morire anche lui...però a volte e troppo facile parlare seduti su comode poltrone e dire"io so cosè la guerra..." ma a volte ci si dimentica di dire..."anke se nn ci sn mai stato"